Sintesi




Perché in Italia non nascono capitani coraggiosi come Holland? E quindi, cosa vuol dire essere di sinistra oggi in Italia?


Una discussione su un quesito di questa portata non può prescindere dalla situazione politica incomprensibile e pasticciata che si sta vivendo nel Paese da molti anni a questa parte, in special modo la politica della sinistra italiana che è quella a cui tutti noi guardiamo con nostalgia e con severo giudizio.
E’ indubbio che personaggi coraggiosi che possano portare l’Italia sulla strada di un miglioramento responsabile che tenga conto delle vite di ogni singolo cittadino non ce ne sono e, se ci sono, vengono travolte dal turbinio delle politiche di partito che affossano chiunque abbia una voce discordante da quella dei vertici, dimentichi del fatto che quel posto è da loro occupato per fare gli interessi del popolo sovrano che lo ha eletto e non i propri.
Non basta definirsi uomo o donna di sinistra all'interno di un partito per poi mettersi la Costituzione sotto i piedi. La Costituzione è il punto di partenza e il punto di arrivo in un paese che solo in teoria si dice essere laico ma permette alla chiesa di dettare leggi contro la libertà dell’individuo che per definizione è nato libero.
Il male comune a tutti coloro, e sono in tanti, che credono ancora in una sinistra che non sia un sogno è stato credere in un partito nel quale potersi identificare, un partito che fosse in qualche modo la prosecuzione dei grandi valori del PCI diventando invece un’appendice malsana omologata a tutti gli altri partiti compresi quelli di destra, omologato al punto tale da sembrare un'unica grande coalizione dove non si capisce l’inizio ne si vede la fine. Naturalmente è inutile dire che il PD, grande partito che avrebbe dovuto contenere al suo interno tutte le anime della sinistra, è il partito che ha fatto di un grande sogno, di una speranza della sinistra italiana, un'utopia. Il disegno di una società perfetta nella quale gli uomini dovrebbero poter realizzare una convivenza laica nello sviluppo di una società egualitaria civilmente sopportabile è diventata un’idea irrealizzabile.
Voler a tutti i costi, per ragioni di convenienza, far confluire all'interno del partito anime così diverse e distanti fra di loro per cultura, idee e religione, non è stata e non è la carta vincente. Questo ha tolto l’identità riformista del partito che si è piegato a logiche del tutto diverse dalla propria identità storica allontanandolo dalle sue stesse virtù: l’etica e la moralità.
Con questi presupposti,non potranno nascere uomini che con il proprio coraggio possano sfidare coloro che ancora non hanno capito, ma forse non vogliono capire, che cambiare la strada intrapresa non può che far bene, oltre che al paese, alla vita del partito stesso.
Mettere da parte il proprio tornaconto per far posto alle esigenze della comunità rischiando con coraggio facendo affiorare le idee, che sicuramente ci sono, senza paura di doversi scontrare con le anime diverse che ha imbarcato, o si appresta ad imbarcare per un impresa già nata perdente e che farà perdere molti pezzi per strada, consegnando l’Italia alle destra.
Il dialogo con altre forze politiche va bene ma non bisogna appiattirsi alle idee degli altri facendosele andare bene al punto da distruggere le proprie. Essere lo zerbino delle idee altrui porterà inevitabilmente alla estinzione della propria identità.
L’idea che una democrazia possa fare a meno dei partiti è terreno fertile per svolte autoritarie”. Questi miseri uomini in cravatta di seta, non hanno mai un dubbio.
Che in giro la “gente” (categoria immaginaria notoriamente votata al mugugno interclassista) sia sempre più avversa e sfiduciata verso le istituzioni, i governi, i partiti parlamentari, i politici di professione e la delega elettorale è circostanza che possiamo quotidianamente riscontrare in qualsiasi bar, mezzo pubblico o posto di lavoro.
D’altra parte i conti della crisi, pagati soprattutto dai settori popolari meno abbienti e da nuove fasce sociali costrette ad un’imprevista precarizzazione, aggravano e rendono più brucianti certe contraddizioni; da un lato ancora sacrifici, dall'altro profitti e privilegi che gridano vendetta.
L’ostentazione di uno status che dimostra come la cosiddetta crisi coincide con un ulteriore arricchimento di chi sfrutta ,ruba, comanda e decide la vita della maggioranza.
Tra l’altro gli elettori di sinistra hanno più di una buona ragione per rifiutarsi di andare a votare, tanto che stando agli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto risulterebbe che un italiano su due non ha voglia di recarsi alle urne.
Premesso questo, l’operazione propagandistica di politici e giornalisti al seguito è palese: il rifiuto del sistema dei partiti è ridotto a “antipolitica”, ossia un atteggiamento antidemocratico e qualunquista che può solo produrre ingovernabilità e involuzioni populiste, mentre nessuno vuole ammettere che comunque tale rifiuto è pur sempre “un’opzione politica” e semmai un’opinione “antipartitica” e non antipolitica. Non necessariamente quanti non vogliono più essere governati dall'attuale ceto politico aspirino ad essere sottomessi da un regime ancora più autoritario e oligarchico.
Le principali “campagne” portate avanti da partiti “anti-casta”, non casualmente si guardano bene dal mettere in discussione il dominio del profitto sulla società e sul lavoro: i loro facili obiettivi sono la fedina penale dei politici più indecenti, i costi della macchina burocratica e al massimo le banche, eludendo però il fatto che non si può attaccare il sistema finanziario senza attaccare il capitale. Il Capitale, che non è più il frutto del lavoro, ma di attività illecite, evasione fiscale, mafie, droga, corruzione, etc..questo è un elemento che ignorano, o fanno finta di ignorare.
Anche la discussione sull’opacità dei bilanci dei partiti, sui rimborsi elettorali e sul finanziamento pubblico della politica si conferma come il solito specchietto per allodole, in quanto non tiene conto del fatto che i partiti da tempo sono tutti partiti-azienda, forti dei potentati economici e delle lobbies, anche criminali, di cui sono emanazione diretta.
Ma, cos'è la politica? È l’arte di governare, amministrare un paese. 
 Quella che abbiamo oggi di fronte non è politica ma retorica. Il temine politica si può usare solo nell'accezione di “furbizia e astuzia nell’agire e nel parlare”.
La politica non solo è inadeguata a individuare i reali problemi ma li occulta, cerca di far passare inosservati gli effetti reali del loro mal governo.
La sinistra aveva la possibilità di cancellare quel cancro che ha roso e infangato l’Italia per un ventennio, aveva l’occasione di dimostrarsi in grado di governare e dettare regole ma ancor di più aveva la possibilità di dare risposte a quella gente che da sempre aveva detto di voler difendere e rappresentare.
Un partito che sia strumento del popolo, un partito che dia speranza di unione, di uguaglianza reale di diritti, che faccia della questione morale un percorso obbligato, che regali quel sogno di un possibile futuro migliore nel quale i più poveri potranno riprendere a vivere e a credere che il mondo non sia un posto esclusivo per pochi, ma uno spazio dove diritti e doveri convivono armonicamente sulle note di una umanità che sembra essersi persa.
Un partito che guidi le sorti del Paese, senza smarrire il motivo del proprio essere, senza che la sua dirigenza trasformi un pensiero in un pensiero assente e un obbiettivo in un nessun obbiettivo, senza prestarsi al gioco di strategie, accordi e intrallazzi, che portano ad un arretramento piuttosto che ad un avanzamento.
Un partito privo di politicanti da strapazzo, di millantatori, di privilegiati che hanno a cuore solo le proprie poltrone a scapito di ogni altro ideale.
Ci rendiamo conto purtroppo, che questa speranza di vedere la sinistra rifiorire, non è nelle stanze dei bottoni, ma tra la gente nelle strade, tra chi lavora e tra chi il lavoro lo ha perso, tra chi è disabile e vede calpestata la propria dignità, tra chi ha bisogno di assistenza sanitaria ed è lasciato solo a se stesso, tra coloro che dopo aver lavorato una vita guardano alla pensione come ad un miraggio, tra chi la pensione già l’ha conquistata e non può permettersi due pasti al giorno, tra coloro che vogliono vivere le proprie esistenze alla luce del sole, tra chi vede il nemico in chi usurpa un suo diritto acquisito, tra chi guarda al prossimo come una ricchezza e non come ostacolo ai propri diritti, in chi spera ancora che una sinistra non massacri il futuro del paese e soprattutto non se ne renda complice.
La sinistra oggi è quella di milioni di cittadini delusi, che si sono visti defraudare dei propri diritti, distruggendo un paio di generazioni presenti e future. E’ quella che aspetta le prossime mosse sperando che siano finalmente quelle giuste, ma nell'incertezza si prepara con senso critico ed esasperato a farla pagare a tutti coloro che si sono arrogati il diritto delle sorti altrui per i soli interessi personali, riempendosi la bocca di sole parole.
La gente di sinistra sa che un'altra via più giusta è possibile, che vengano fuori uomini o donne che, con il coraggio di chi sa di essere nel giusto, portino avanti una battaglia che non guardi in faccia a nessuno e che siano lasciati liberi di poter lavorare per il bene del Paese senza essere ritenuti, nella migliore delle ipotesi, sovversivi e antipolitici.
Ma si faccia presto o non ci sarà più molto da salvare.


Il Coperchio


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Affrancarsi dalla finanza si deve e si può

E' possibile prescindere dagli umori di economia e finanza e governare un paese?
Questa è la domanda da cui è partito il nostro confronto. Con la crisi economica mondiale che stiamo vivendo appare a tutti chiaro che con questi sistemi, con queste regole solo pochi paesi possono galleggiare indenni e la loro incolumità è data anche dalle ferite riportate dagli altri.
Questa crisi internazionale ha portato alla luce le debolezze di singoli stati dovute ad un'eccessiva esposizione debitoria per cui la loro salute si trova affidata alla fiducia degli acquirenti di quel debito, indebolita quella si compromette la stabilità intera di uno Stato facendo venire alla luce l'assurdità di far dipendere milioni di persone dalla più o meno fiducia che il proprio Paese riesce a infondere nei mercati.
Questa brutta situazione ha evidenziato però degli aspetti importanti se non fondamentali per il nostro futuro:
- scoprire che in caso di difficoltà l'Unione Europea si è dimostrata piuttosto un “ognun per sè” e di unione è rimasto più che altro il nome;
- scoprire che il problema del debito pubblico alto non è solo una questione “estetica”, nessuno ci aveva avvisati che con un debito così elevato ci si mette in balia dei mercati e dei loro non sempre chiarissimi obiettivi;
- scoprire che a ben vedere la colpa, oltre che dei politici ed amministratori che ci hanno portato fino a qui, è anche nostra con i nostri eccessivi e spesso inutili consumi, con i nostri voti dati senza verificare, senza approfondire.
La discussione ha coinvolto molto ed ha evidenziato un senso di autocritica inaspettato, come se alla radice di molta malapianta si trovino molti nostri piccoli comportamenti che alla lunga hanno permesso che si arrivasse a questo punto. Scoperta anche questa possibile causa abbiamo un quadro abbastanza completo delle cause e degli effetti di questa dipendenza dalla finanza mentre sono tutte da analizzare le possibili soluzioni.
Partendo dal presupposto che è inutile cambiare fuori se non si cambia anche noi si concorda che la “disintossicazione” deve avvenire anche nelle nostre abitudini. Consumi eccessivi e artatamente indotti dal marketing, prodotti e finti bisogni che fanno perdere di vista i nostri VERI bisogni.
Ritornare a collegare il guadagno con il lavoro e smettere di foraggiare la finanza con i nostri risparmi solo per qualche punto percentuale in più di interesse. Bisogna rendersi conto che questo è il carburante più importante che alimenta il mercato finto, quello che non si basa sul lavoro.
Oramai i mercati scambiano titoli per un valore che è 5 - 10 volte superiore a quello reale è questo prima o poi qualcuno lo pagherà ma non saranno certo i manovratori di questa macchina infernale.
Cose da cambiare nel nostro modo di pensare ed agire ce ne sono molte ma come si può rieducare il nostro pensare? Il come lo si scopre trovando il perché sono cambiate. Come si diffonde un modello di vita? Come si inducono falsi bisogni? Con quale mezzo più efficacemente si influenzano le masse ed interi popoli? La risposta è semplice ed evidenzia l'assoluta urgenza di una sana regolamentazione dei nostri media. Un Paese che per venti o trent'anni ha avuto un'informazione controllata da troppo poche persone si è trovato in balia di condizionamenti che hanno trasformato pesantemente la società.
Oltre ai cambiamenti che la società ed il singolo devono fare ci sono state anche proposte “tecniche” che parallelamente possono contribuire ad emancipare il nostro paese dalla finanza.
Riorganizzare il sistema bancario reintroducendo la divisione tra banca commerciale (la cui funzione è il deposito ed il prestito) e banca d'investimento; in questo modo ci sarebbe una divisione netta dei ruoli e dei rischi. Il duplice vantaggio sarebbe che per primo le commerciali potrebbero essere le uniche a ricevere aiuti dalla BCE facendo si che l'economia reale benefici direttamente di queste liquidità impedendo che che i prestiti delle banche centrali rimangano intrappolati nei mercati “virtuali”, per secondo, mantenendo separati i rischi degli investimenti nei mercati le banche non possono più, come adesso, compensare le perdite nel virtuale con i guadagni nel reale stimolando in questo modo la prudenza e l'oculatezza degli investimenti.
Altra proposta concreta per abbassare il debito, ma che vale per quasi tutti i problemi economici che abbiamo, è la lotta all'evasione. E' un tema trito e ritrito ma lo è perché mai risolto. Il pagare tutti per pagare meno è diventato ormai un mito ma non c'è nulla di più concreto. E' un pezzo di economia che vale un 17% di PIL altro che rinuncia ad una settimana di ferie! I soldi evasi, poi, non si pensi che entrino comunque nell'economia grazie agli acquisti perché per la maggior parte escono dal Paese. Questa non è una questione dalla quale si possa prescindere per poter definire un Paese come civile. Altra questione irrisolta da troppo è la contaminazione mafiosa. Tanta economia sana trova concorrenza sleale e sparisce per lasciare spazio ad una economia basata sull'illecito che, soprattutto in periodi di crisi, si compra tutto ciò che vuole a “prezzi da saldo”.
Questi sono solo alcuni esempi delle soluzioni che un governo politico, che abbia come orizzonte l'affrancamento dalla finanza, può prendere con facilità, come molti altri piccole grandi decisioni, basta volerlo.
Durante la discussione è emersa anche una triste constatazione. Una comunità si forma, si organizza, crea uno Stato, elegge i propri rappresentati per amministrare al meglio, poi ,con il passare degli anni, ci si accorge che la priorità dello Stato non è più il bene dei propri cittadini, la loro felicità e il loro benessere. Lo Stato si affida alle statistiche, alle medie, la storia dei due polli a uno e nessuno all'altro e nella media trovare la scusa per non intervenire. Accordi internazionali, trattati, vincoli di bilancio … tutto è più importante della vita dei propri cittadini? Tutti siamo concordi nel dire NO e quindi una soluzione diversa per amministrare DEVE essere trovata.
Esulando per un attimo dall'argomento principale della discussione, ma nemmeno tanto, sono emerse anche proposte creative che però potrebbero orientare la spesa dello Stato verso quello che veramente interessa ai cittadini, sfruttare il meccanismo dell'8 per mille anche per indicare in quale settore di preferenza debbano andare le proprie imposte, un 10% con il vincolo di destinazione avrebbe un grande effetto portando ossigeno a settori da tempo trascurati (vedi l'istruzione, cultura) e togliendone, portando quindi ad un ridimensionamento, a quelle che si ritengono sovradimensionate (vedi esercito, e costi della politica).
Altra proposta, questa fatta per uscire dalla crisi economica, è quella di affrontare la crisi di uno Stato adottando, ed adattando, strumenti tipici del diritto civile nei casi di crisi aziendali. Cosa sono le prime cose che un imprenditore fa quando la propria azienda è in crisi? Quando tutte le strade per risanare sono state tentate ci si rivolge ai finanziatori per chiedere dilazioni, chiedere condizioni del credito più sopportabili e se anche questo non fosse sufficiente e l'azienda rischiasse veramente il fallimento si tenterebbe la strada del concordato preventivo dove l'imprenditore si impegna con i finanziatori a pagare solo una certa percentuale del debito (meglio del quasi niente che si avrebbe in caso di fallimento) mentre con altri, i più deboli tipo i risparmiatori privati, si garantirebbe l'intero. Se non sull'ammontare del capitale chiesto a prestito si può almeno contrattare sugli interessi, sui tempi … insomma possibilità ce ne sono molte mettendo “l'orgoglio nazionale” da parte che quando c'è in gioco la vita e la salute dei cittadini ci sembra quantomeno fuoriluogo.
Una proposta infine per contrastare la finanza con maggior forza ed efficacia di adesso è quella di creare un fronte comune delle sinistre europee e non solo. Creare una voce unica e credibile che punti a cambiare questo insano e distruttivo rapporto con la finanza. Una forza di maggior impatto è necessaria visto che dall'altra parte chi trae vantaggio da queste situazioni è, in tutta evidenza, forte e ben organizzato.
Ogni ragionamento, ogni strada proposta, ogni iniziativa, ogni slancio creativo poi si scontra con il nostro italico personalissimo “muro di gomma”. Un muro che in in Italia è diventato sempre più alto e respingente, I POLITICI. Tutto passa da lì e fino a che non ci sono persone per bene il cui unico interesse sia il bene del Paese e dei suoi cittadini non si può pensare che si prendano decisioni valide e disinteressate.

Il Coperchio




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Conversazioni Umane, più che umanistiche
Riportiamo una conversazione avvenuta nel gruppo a proposito dell'importanza di valorizzare la cultura umanistica.

S. - L'argomento non è facile, ma all'interno del gruppo c'è gente all'altezza del compito, per quanto mi riguarda dovrò studiare perché non sono bravo in filosofia.

M.R. - Invito tutti a trattare questo argomento da "ignoranti", da non addetti ai lavori anche per chi ne fosse in grado, è un argomento che può risultare respingente ma secondo me si può "volgarizzare" ... tendenza a prediligere l'avere dall'essere, il consumismo, l'esaltazione della tecnologia, il progresso tecnico ci hanno portato a trascurare la centralità dell'essere. La scuola segue o addirittura colpevolmente asseconda questo impoverimento interiore.

E.F. - E infatti, io credo nella cultura umanistica nel senso più ampio del termine, nel mettere l'uomo al centro delle sue speculazioni. Le famose domande chi siamo, dove andiamo nient'altro che questo testimoniano, il bisogno dell'uomo di avere risposte più profonde sull'esistenza e sui suoi meccanismi. Di conseguenza, appare chiaro come questo tipo di cultura sia avversato e quasi deriso dalla cultura smart dei nostri tempi, che poche domande si pone e ancor meno risposte cerca. Ma, a dispetto di tutto ciò, io faccio come il cinese seduto sulla riva del fiume: dovranno passare davanti a me tutti i cadaveri di coloro che hanno pompato la cultura dell'avere, dell'accumulo, dell'esaltazione del qui, ora e subito. Possiamo far finta di nulla, possiamo crearci una vita centro commerciale dipendente, ma le domande fondamentali sempre lì stanno: chi siamo, dove andiamo? E con la cultura usa e getta non arriveremo da nessuna parte, così come da nessuna parte siamo arrivati fino ad ora.

M.R. - Guardando le foto vecchie E.F. vedevo dei sorrisi bellissimi in mezzo ad un'apparente miseria...la cosa che mi ha sempre colpito quando parlo con gli immigrati è che mi fanno notare come noi italiani non ridiamo mai...con tutto quello che abbiamo, possediamo...

E.F. - E' vero, M.R.! Facevo questa riflessione la domenica di carnevale dell'anno scorso. Intorno a me c'era un mucchio di gente, uomini, donne, bambini in maschera, stelle filanti, coriandoli, ricchi premi e cotillons. Ma ce ne fosse stato UNO SOLO con il sorriso in bocca. Tutti ingrugniti, tutti rabbiosi, altro che carnevale ...

M.R. - Io penso che istintivamente il nostro subconscio faccia in automatico un bilancio sulla nostra felicità, se abbiamo sicuramente di più rispetto rispetto ad una volta ma siamo più tristi ed arrabbiati vuol dire che in realtà siamo meno felici ... e se siamo meno felici abbiamo perso qualcosa rispetto a prima, qualcosa che non si vede ma vale di più di una tv 55" o un iPhone... abbiamo perso interiorità, abbiamo perso la capacità di assegnare alle cose il giusto valore...quanto vale una chiacchiera con un amico? quanto un abbraccio? un sorriso, un fiore a primavera? il nostro subconscio le sa valutare bene evidentemente ma il nostro cervello ne ha perso la capacità e si affida solo a valori monetari riscontrabili dallo scontrino e inseribili su excel...

S.D. - Che bello leggervi. Anche io pensavo di trattare l'argomento da un punto di vista più 'emotivo', ma non sapevo bene se fosse stato corretto. Adesso lo so. grazie.

C.R. - è vero tutto quello che dite, anche a me succede di non sapere più ridere dal profondo del cuore, una volta lo facevo, quand'ero ragazza ridevo sempre .. ed era una risata piena, piena di fiducia nel futuro, nella vita. Ma ora non ci riesco più, nemmeno quando devo posare per una foto, al massimo accenno a un sorriso ... perché? me lo chiedo spesso ... la risposta l'ho forse trovata nei vostri commenti ... è il vuoto in cui viviamo a condizionare i nostri comportamenti, l'assenza della vera essenza dell'uomo intorno a noi. che pena quando guardo i ragazzi che pendono dalle mie labbra mentre cerco di trasmettere loro concetti nei quali, nonostante tutto, non mi sono stancata di credere... mi guardano affascinati, golosi di sentire parole diverse da quelle degli spot che sono abituati a sentire, ma lo squillo della campanella interrompe la magia e loro, con un'alzata di spalle, si scrollano di dosso quello che hanno appena ascoltato ... tornano alle loro occupazioni preferite … lo "straniamento" che avvertiamo nel mondo che ci circonda ci rende tristi e forse incapaci di re-agire veramente ...

M.R. - quella scrollata di spalle dei tuoi alunni mi ha fatto male...si va ad una tale velocità che non ci si riesce a fermare su una cosa senza far tardi in quella dopo ... e via a correre...

A.C. - Ci sono cose che l'individuo che uno si porta dentro col suo patrimonio genetico . Non si diventa Socialisti leggendo Matteotti, Marx, Engels.
Io non mi glorifico di non avere una cultura "umanistica " di non avere letto e approfondito i fondamentali " ne di aver mai letto Marx o Engels , ma che al mondo non ho diritto di mangiare solo io , è un principio che è nato con me. Il Marxismo è vivere da Marxisti, non sapere come la pensava Marx in merito alla distribuzione delle risorse e del profitto. Come pur non avendo letto L'Uomo fattosi frate Francesco ho in me che se "uno è scalzo ed io ho due sandali" beh ...uno posso anche darglielo ...

L.M. - Don Lorenzo Milani è stato chiarissimo. Sul classismo della scuola e sul divario culturale tra le classi ha scritto a lungo con frasi scolpite nella roccia e che sono valide oggi come ieri, a partire da Lettera a una professoressa. In una delle sue tante lettere Don Milani scriveva così: "A noi non interessa tanto di colmare l'abisso di ignoranza quanto l'abisso di differenza. (...) in ognuna delle sottoclassi innalzare i meno dotati intellettualmente a scapito dei geni. Un'anziana nobildonna fiorentina che venne a sapere che a San Donato ( la parrocchia vicino a Calenzano dove Don Milani era vice parroco prima di Barbiana ) i ragazzi avevano studiato a lungo l'Apologia di Socrate e che ne erano rimasti enormemente compresi, domandò: 'Ma come? dei giovani contadini possono intendere l'Apologia?'. Quando lo raccontai ai ragazzi scoppiarono in una risata cordiale e dissero: 'Come? una marchesa può intendere l'Apologia?'." Ecco, questo è il succo. I ragazzi di Don Milani erano ben più in grado di intendere quel testo, di intenderlo veramente e come sfoggio di cultura, rispetto alla marchesa. E non perchè più intelligenti, ma perché quel testo, come tanti altri, parla più della loro vita che della vita della marchesa. Quel libro finirà nella biblioteca della nobildonna accanto ad altri libri, magari impegnativi, magari rivoluzionari. Ma non le cambierà il suo salotto di lusso nella bella villa di campagna con servitori e camerieri. Mentre quei ragazzi...Già lo aveva detto un tizio piuttosto famoso 2000 anni fa: "ti ringrazio perché hai tenuto nascoste queste cose ai grandi e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli". Un po' quanto ha appena scritto nel post precedente A.C., con cui mi scuso se interpreto così il suo pensiero che ho apprezzato moltissimo.

M.R. - Ragionavo sul prezzo dato all'uomo. Oggi si prezza tutto, anche il valore di una persona, la capacità lavorativa ed intellettuale. Per tutto c'è un prezzo e questo ha comportato una lenta ma inesorabile tendenza a valutare il valore della vita a seconda di chi la vive.
Ma il valore di una vita DEVE essere unico ed inestimabile. Il diritto a vivere la nostra unica vita a disposizione con dignità e sicurezza è sancito dalla costituzione ma non tutelato. Anche questo è l'indice di quanto l'UOMO sia poco al centro dei nostri politici. Non aver limiti nei redditi verso l'alto ci ha fatto perdere di vista che i limiti verso il basso ci sono eccome, ci sono soglie sotto alle quali non c'è possibilità di vita in questa società e questo mi sembra incredibilmente più importante che tutelare la "legittima" giusta retribuzione per chi guadagna come 1000 operai.

M.L. - Le soluzioni devono essere nuove, io noto che non c'è abbastanza coraggio. Avete nominato Socrate, ecco lui sì che ne ha avuto davvero tanto di coraggio. Osate pensare, la cultura umanista offre gli strumenti per andare avanti, per osare di pensar e non per rimanere fermi ad analizzare confrontare contemplare quello che, pur se bellissimo e validissimo, è stato già pensato.

S.T. - L'Umanesimo nasce con l'affermazione della borghesia. La "cara piccola borghesia". Ho passato serate suonando la chitarra e cantando in coro con gli amici "...verrà il vento e ti spazzerà via". Ora, invece...ho quasi nostalgia di quella gente piccina che aveva voglia di far studiare i figli, di "portarli avanti", di vantarsi (come "la mamma di Garibaldi" nella pubblicità) del figlio ("lo sai che è medico...che è avvocato...ingegnere!...." Il Capitalismo invece è la "perversione" del sogno borghese: il denaro per il denaro. "Non ho studiato e me ne vanto" diceva un cafone miliardario scendendo da una Ferrari in un programma di Pif... Un tempo ai miei alunni che mi dicevano "voglio fare la casalinga o lavorare in campagna con mio padre" dicevo "Ma dai! Studia per ora. Quello lo potrai fare comunque...ma cerca di darti un'altra chance, una cosa che dipenda da te, che ti consenta di essere autonomo, di avere uno stipendio....". A chi vuol fare la parrucchiera ora dico: "fai bene. E' un buon lavoro..." e non trovo argomenti convincenti per affermare "Non pensare al lavoro. Non arrenderti al diventare "utile"! Impara PER TE! Per la qualità della tua vita, il tuo sapere, il tuo conoscere, il tuo AVER CAPITO, cazzo! Studia per...il BELLO....". Non lo dico più, mi sentirei ridicola.... Oggi spiegavo l'Alto Medioevo ai bambini di Prima media...lo sentivo attuale nel nostro ritorno alla barbarie e alla legge del più forte...

M.R. - Dopo il tuo scritto, S.T., penso che i pensieri più profondi e completi si riescano a fare solo se la pancia non è né troppo vuota né troppo piena. Ci si è finalmente affrancati dalla miseria e dalla fame e si trova la voglia di meditare ed approfondire ma se ci si arricchisce troppo non si trova più lo scopo di meditare tanto si ha già tutto, e la condizione degli altri perché dovrebbe limitare il mio godermi la ricchezza raggiunta? Da ignorante chiedo c'è stato qualche pensatore morto di fame o ricco sfondato?

S.T. - Marx si faceva mantenere da Engels che era ricco. San Francesco viveva letteralmente d'elemosina. Ghandi pativa la fame (!), Mao faceva "lunghe marce" a digiuno...

M.R. - Allora non è abbastanza vuota ...

S.T. - Come diceva quella gran saggia di Rita Pavone alias Gianburrasca: "La storia del passato / ce l'ha sempre insegnato / UN POPOLO AFFAMATO / fa la rivoluziòn...." Viva la pappa col pomodoro!

A.C. - ‎S.T., ricordo mio Padre quando mi disse " A.C. piuttosto che vederti fare la vita che ho fatto io preferisco vederti morto !
E...mio Padre mi amava tanto ...da non volere un altro figlio , per potermi dare quell'aiuto che a due figli non avrebbe potuto dare .

S.T. - A.C., oggi i padri dicono ai figli: "piuttosto che vederti fare la vita che ho fatto io preferisco saperti in galera. Quindi: rischia figlio mio e ruba più che puoi senza farti beccare"....

S.D. - Mio papà mi diceva sempre: devi elevarti dalla massa. Ma non per rivendicare una sorta di superiorità, per incitarmi a pensare con la mia testa. E aggiungeva: nella vita è meglio scegliere, che essere scelti. L'ho ripetuto sempre anche a mio figlio, dicendogli di studiare comunque, il più possibile, anche se avesse deciso di fare il netturbino è sempre meglio in netturbino istruito... Adesso passa dal precariato alla disoccupazione.

L.S. - Leggendo i vostri commenti,vedo che ognuno di noi è il frutto del buon insegnamento che ci è stato dato. E su questa base si è poi partiti per la propria evoluzione personale. I miei genitori sapevano leggere, scrivere e per atto pratico fare di conto. Di cultura umanistica non ne sapevano nulla in teoria, ma ne erano portatori nel DNA. Si sono sempre ammazzati di lavoro perché noi figli avessimo potuto avere quello che a loro era mancato, ma mai ho sentito dire loro che per avere quel tutto, tutto ci sarebbe stato permesso. Il loro punto d'orgoglio era avere tutti e tre i figli a scuola e contemporaneamente insegnarci un mestiere,perché poteva tornarci utile, ma lo studio era quello che ci avrebbe differenziati dalla massa, senza però allontanarcene. In effetti un pensiero umanista: La cultura vi salverà. Lo stesso pensiero di M. Nussbaum,ma loro non lo sapevano.

B.E. - Io mi sono messo a leggere "lapo...... logia di Socrate" di Platone, ma sono ancora alla prefazione. Non credo di arrivare in tempo per dire qualcosa di sensato.

G.B. - Io non provo particolari nostalgie per la cultura 'umanistica'. E' l'omologazione che mi fa orrore e anche l'eccesso di 'specializzazione'

M.R. - Forse G.B. è proprio questa moderna esigenza alla specializzazione che fa perdere di vista la visione d'insieme necessaria a capire come l'uomo possa riuscire a convivere in mezzo a tutto quello che creiamo. Ognuno si occupa del particolare a lui assegnato, lo sviluppa, lo porta a termine...ma il quadro completo?

M.F. - dunque, io mi sono defilata per enorme ignoranza sulla materia (e se fosse solo questa sarei già fortunata).dell'umanesimo posso dire che una volta ha fatto riempire libri e bocca di un sacco di gente, ma è sempre stato scarsamente applicato, oggigiorno poi e' praticamente sparito, della serie tra la teoria e la pratica c'è di mezzo due oceani e qualche laghetto. L'umanesimo che vedo in giro si riduce ad un magna mana generale, i pesci piccoli vengono mangiati dal quelli più grandi, e questi da quelli più grandi ancora. Va a finire che la maggior parte della gente che ne sa poco di umanesimo e non lo mette in pratica si ritrova con le suole lische in mano a ringraziare il cielo, perché c'è sempre qualche umano che si frega anche quelle. L'umanesimo applicato alla politica poi e' praticamente inesistente. l'unica cosa al centro dei pensieri dei politici e' la poltrona che di umanistico ha proprio poco. Fine della mia dissertazione umanistica

A.C. - ohibò, ma allora l'ignoranza è un obiettivo mica male ... altro che il paradigma di Kuhn

M.F. - L'unica cosa che so è di non sapere a me si applica alla grande!!!

E.F. - M.F., si applica bene a qualsiasi essere umano degno di questo nome ...

S.D. - Proprio non riesco a pensare a questo argomento come una materia fredda e 'di studio'. Ci ho provato ma la parte emotiva di me ha sempre il sopravvento. Leggendo i vostri interventi mi pare che quello che veramente conta sia stato detto, mi sembra addirittura che ci sia l'equazione umanesimo o umanità = orientamento ideologico verso sinistra. Ma forse è riduttivo e troppo di parte, questo convincimento, anche perché il livellarsi delle ideologie, (processo inarrestabile secondo alcuni) non ha portato assolutamente ad un maggior rispetto di quelli che dovrebbero essere le normali dialettiche fra gruppi e comunità di persone, anzi. Non posso neanche accettare la tesi che la progressiva scomparsa dei valori fondamentali sia frutto di una scientifica operazione architettata da pochi a danno di molti, significherebbe il totale abbruttimento del genere umano, nel quale nonostante tutto credo ancora. Preferisco pensare che dopo molti decenni di ubriacatura si possa tornare, prima o poi con i piedi per terra, ripartendo proprio dalla terra, come fonte principale di Vita. Non so cos'altro aggiungere, se non la definizione fredda e tecnica di cultura umanistica che ho trovato: "Ogni dottrina o concezione che metta in rilievo l'importanza e la dignità dell'Uomo, rivendicandone i diritti, le esigenze, i valori".

F.P. - Ciao ragazzi, questo è un argomento che mi sta molto a cuore e su cui negli ultimi anni ho sviluppato sulla mia esperienza un' opinione molto precisa ma triste: io ho fatto il liceo, ho studiato lingue e letterature straniere e tutto ciò non ha fatto che nuocere alla mia sopravvivenza, è stato un ostacolo quotidiano che mi ha fatto sentire inadeguata in mezzo a persone con cui dovevo stare se volevo un lavoro. Credo che al giorno d'oggi si debba coltivare l'umanesimo in segreto ed è umiliante e disumano....

L.P. - L'umanesimo sta dentro ai nostri cuori, non lo puoi soffocare. Il tempo darà ragione a noi, in questi momenti prevale l'egoismo e l'affarismo, la lotta sarà dura e lunga ma l'essere umano si salverà solo se l'amore per gli ultimi e un mondo fatto a misura d'uomo trionferà.

N.C. - L'essere umano come essere etico e lo stato come uno specchio di questo. Uno stato non deve e non può funzionare come un'azienda, altrimenti sarebbe immorale. Se così fosse, la naturale conseguenza sarebbe che i bambini dovrebbero lavorare senza essere pagati e gli anziani dovrebbero essere terminati perché non produttivi. Questa e' la logica del profitto e dell'azienda. Lo stato deve basarsi sul consenso sociale e la tutela di chi non produce profitto, altrimenti rinnega alla sua funzione. Oggi questi criminali vogliono ridurre lo stato al livello della barbarie capitalista e annullare di fatto quel poco di distanza che le democrazie liberali avevano stabilito. Quando i finanzieri stessi prendono le redini dello stato, come in molti stati europei, non c'è più spazio per nessuna considerazione morale, perché a guidare le scelte sarà il profitto. L'etica è determinata dai rapporti di forza e, per riallacciarmi alla discussione qui sopra, e' proprio questo che mi fa pensare che la nostra cultura umanistica non sia solo un qualcosa che ci precede, ma un qualcosa che dobbiamo coltivare e a cui dobbiamo dare una direzione. In poche parole penso che non c'è nulla che garantisca il buono il giusto e il vero come fondamento dell'umano ne' viceversa che siamo fatti per distruggerci l'un l'altro. Attraverso i nostri comportamenti definiamo lo standard di quello che possiamo chiamare umano, e questo include purtroppo l'orrore dei campi di concentramento da cui la cultura umanistica non ci ha salvaguardato, ma anche gli esempi di grande solidarietà umana che si trova perfino al cuore dell'orrore. Oggi parlare di etica e rivalutazione della cultura umanistica può diventare una battaglia culturale che vale la pena combattere se intanto si tengono bene in mente i rapporti di forza di cui sopra e se ha la capacità di riflettere sui propri errori e rinnovarsi.

A.B. - copio e incollo l'intellettuale fiorentino era convinto che la cultura non dovesse essere solo uno strumento di raffinamento culturale e spirituale soggettivo, ma uno strumento di miglioramento della vita civile collettiva, e lo scopo che si prefiggeva era quello di mettere la propria cultura a disposizione della comunità e del suo progresso, in quanto era convinto che la vera felicità si potesse conseguire solo nel rapporto e nell'apertura nei confronti degli altri

M.R. - Bello A.B., "cultura come miglioramento della vita collettiva"...e “il bene comune raggiunto accrescendo il singolo”...che bella cosa.

S.D. - Si, A.B., dai vari commenti sopra si evince pure che la perdita della 'cultura umanistica' è relativamente recente., perché molti della nostra generazione e dintorni hanno descritto benissimo situazioni ed insegnamenti che non erano certo frutto di lunghi studi, ma di esperienza sul campo dei propri educatori.

M.R. - famiglia e scuola, scuola e famiglia...l'amore dei genitori ci aprono il cuore, la scuola ci dovrebbe aprire la mente...i genitori sono quasi liberi su come educare ma gli insegnanti no, vengono ostacolati, sviliti...ma anche molte famiglie già dall'inizio rappresentano modelli sbagliati che la scuola spesso non ha la forza di correggere.
E' un percorso ad ostacoli nascere oggi e riempire di cose buone e umanamente preziose cuore e mente...

C.R. - non sai quant'è vero quello che dici M.R. ... a volte sembra di essere sulle barricate .. e non pensare che siano solo le famiglie a ostacolare la scuola, a volte è la scuola che si ostacola da sé ... burocrazia, programmi, riforme e controriforme varie tagliano non solo le cattedre, ma anche il tempo per rendere "umano" l'approccio con i ragazzi …

S.D. - Basterebbe saper insegnare la bellezza. Da grandi si potrebbe riconoscerla, quando la si incontra. Ma sembra che bellezza adesso venga confusa con altro con … 'proprietà'

A.B. - Sai S.D., io credo che la bellezza, la bellezza semplice, delle grandi opere d'arte, dei grandi artisti, dalla scultura alla pittura agli scritti e soprattutto........alla natura, sia una grande maestra. Smuova e costruisca quei sentimenti che a scuola non si imparano, o almeno non s'imparano se non c'è qualcuno che questa bellezza la conosce,che l'ha dentro, che riesce a trasmettere questo amore.

T.M. - nel gruppo ci sono molti insegnanti e nessuno meglio di loro sa come sia difficile, oggi "insegnare" a stare nel gruppo. Ho molte amiche insegnati, molte lamentano l'impossibilità di inserirsi e di interrompere modelli familiari sbagliati, sono tenute solo e soltanto a alfabetizzare i bambini, che non è "insegnare", assolutamente non lo è!

A.B. - E' vero. A molti che oggi sono genitori di bambini in età scolare, non è stato insegnato ciò che doveva essere trasmesso. A loro volta, anche perché cresciuti dalla tv, non hanno saputo dare ai figli principi, valori, umanità. Sono cresciuti nell'egoismo, nell'egocentrismo, nel mito del "furbo" nello stress, nella velocità, nello sgomitare per avere.......il niente, quando il tutto sarebbe così bello e così a portata di mano. Io che me la prendo per tutto, rabbrividisco vedendo tanti genitori, quando capisco che non sanno niente dei loro figli,che preferiscono vederli perfetti per non dover faticare o anche solo pensare.

L.S. - Penso che ogni essere umano nasca con la sua dose di umanità, poi c'è la distrazione, sotto varie forme, che ti porta ad allontanarti dagli insegnamenti buoni, quando ce ne sono, sia scolastici che familiari. E in tempi recenti di distrazioni ce ne sono fin troppe.

S.D. - Io che abito in una zona dove i bambini potrebbero tranquillamente andare per prati e boschi, vedo invece bambini che non sanno più giocare tra di loro o correre correttamente, o fare a palle di neve. Sapeste che tristezza la neve intonsa nei prati... Quando avevo i miei piccoli, con molti più prati a disposizione, era difficilissimo trovare un posto 'nuovo' per il bob...

A.B. - Sì, S.D. perché soli non li puoi più fare andare, e si fa fatica a portarli. E in casa? No, sporchi e non hai tempo. E educarli? Troppe corse, insegnerà loro la scuola. E i giochi? tutta roba elettronica, che giochi solo, se gioco è, isolato, e isolante. E se come me, pensi che i giochi giusti siano palla, bicicletta, secchiello e paletta, colori, pasta sale, pattini e pochi altri, e i giochi di squadra,vieni guardato sprezzantemente. Se poi osi dire che sono i genitori a dover insegnare come pure a vedere i difetti dei figli, che devi stare con loro, per insegnare, guidare, dare l'esempio, vedere gli errori, ti dicono che devi lasciarli andare (a 2 anni?) e che : beata te che riesci a uscire e portare ai giardini o in montagna i bambini, io non riesco a trascurare la casa! (meglio trascurare i figli? che poi si possono fare entrambe le cose,). Poi però i loro figli vengono a parlare con te, perché coi loro genitori..non hanno confidenza. E poi non accetterebbero di ascoltare certe cose.

L.S. - S.D., è quello che avevo in mente, non si può mettere in discussione l'essere "umano", fa parte dell'uomo. Sta poi all'uomo stesso coltivarlo e metterlo a disposizione della comunità,anche in modi diversi. Un po' come la scelta tra bene e male.

G.B. - Cultura umanistica, scientifica, tecnica ... Ognuno ha quella che ha. Quella umanistica è migliore di altre?

S.D. - G.B., ti sarai accorto che siamo scivolati precipitosamente a parlare di Umanità. Un clamoroso, ma voluto, 'fuori tema', nel tema. …. accrescere l'umano ...

M.R. … accrescere l'umano …

G.B. L'umano si accresce anche con le patate.

A.P. - Albert Einstein, oltre che avere una cultura tecnico-scientifica di ordine superiore, possedeva pure una cultura umanistica di primo grado,è stato capace di tramandarci pensieri e impressioni da vero filosofo.

G.B. - I Greci, per esempio. Avete mai letto lo scontro dialettico (prima, poi lo sterminio) tra gli Ateniesi e i Meli (Tucidide)? Gli ateniesi - inventori della democrazia- trattano i meli esattamente come i tedeschi e i francesi trattano oggi gli 'ateniesi'.

T.M. - Margherita Hack ha scritto un bellissimo libro, LIBERA SCIENZA IN LIBERO STATO, in cui, oltre che, a giusta ragione dare degl'ignorantoni ai politici di turno ( il libro è uscito nei primi mesi del 2010, se non erro) era molto risentita perché nei secoli si era consolidato un concetto e cioè che la cultura umanistica fosse più importante, più elevata della cultura scientifica. Ecco perché parlando di illuminismo mi rifaccio ad un momento di grandissima intelligenza.... tutti i saperi sono fondamentali!

S.D. - Menti come quella della Hack, secondo me, lasciano apparentemente la parte umanistica della loro cultura da parte, perché è talmente scontata che non si può mettere in discussione

M.R. - … un tecnico, bravo, un genio nel suo campo, inventa cose, fa scoperte eccezionali, sperimenta...è spinto dalla curiosità, la curiosità che ci ha fatto progredire...ma le cose inventate vanno poi applicate al meglio, perché queste grandi scoperte devono avere un a risultante di utilità per la società...se come esseri umani non siamo solidi e non abbiamo assorbito quanto sia importante il bene comune potremmo rischiare di applicare malamente questi progressi ... si può fare il parallelo con il governo tecnico rispetto alla buona politica...la politica (che dovrebbe essere una sorta di a coscienza comune) guida il tecnico per indicargli i paletti entro i quali muoversi ... se manca una solida coscienza, diciamo pure morale, si può essere capaci di nefandezze facendo freddamente ed efficacemente il tecnico …

A.C. - Una scimmia è anche un animale , ma è anche un primate. E' approccio, è come si osserva, con quale spirito si analizza, che distingue l'arida scienza dal sapere vedere la natura nel suo poderoso splendore.

M.F. - ma secondo voi l'umanesimo oggigiorno ha ancora un valore? perché a me sembra proprio che siamo all'opposto.

S.T. - Io non so veramente come intervenire! Eppure dovrei saperlo. Ho, volendo, una cultura umanistica: ho fatto il classico, ho studiato Lettere, indirizzo letterario per giunta, cioè non “storico" o "filologico", ma proprio "le lettere" per eccellenza. Sono un'insegnate. Eppure non so intervenire nel discorso. Posso raccontarvi quello che mi ha spinto a percorrere questa strada: l'amore per la Bellezza di cui si parlava sopra. Ma forse, proprio questo fa della "cultura umanistica" qualcosa di egoistico e poco pratico. Apprezzavo di più chi faceva lo scientifico, li consideravo più sicuri di sé, più pratici, più capaci di affrontare la vita....

M.R. - è un po' il rischio che vedeva G.B., io la penso come una necessità per una base comune, e un filo conduttore che continua ad essere presente anche dopo ma parallelo agli altri studi che facciamo...

S.D. - S.T., la differenza forse sta nel fatto che quello in cui sei esperta e trasmetti tu, ai tuoi alunni, non ha una visibilità eclatante e immediata, come imparare un logaritmo, ma ha un passo lento e , e a volte emerge anche dopo decenni.

M.F. - L'umanesimo dovrebbe avere come scopo la centralità dell'essere umano, la sua facoltà e possibilità di decidere del suo destino. A me pare che non ci siamo proprio. Io la vedo come pura teoria. quando mai l'uomo ha deciso da sé? A parte le eccezioni dei potenti, gli uomini sono stati sempre soggiogati da qualcuno, da qualcosa, dalla fede, dalla guerra e da tante altre cose. L'uomo e' stato piegato e sottomesso alla volontà di chi ha il potere. Qual'è l'uomo veramente libero? L'eremita?

A.P. - L'opera che secondo me illustra, più di ogni altra, cosa sia l'umanesimo è il film "Farehneit 451", nel quale il potere dominante brucia i libri per impedire la conoscenza al popolo e uomini e donne comuni li imparano a memoria, per tramandarli ai posteri.

S.T. - Vedi M.R., io vedo che questo nostro gruppo è formato da persone di cultura scolastica diversa e la difesa di quella "umanistica" proviene incredibilmente da chi ha percorso un'altra strada. Credo che questo dimostri che non sono le "basi culturali" a fare l'"Umano" o a completarlo o migliorarlo. Siamo qui a farci delle domande, a cercare risposte. Era quello ce facevano gli umanisti, che si faceva nel Rinascimento. In tutti i campi, sia artistici che tecnici....E' il periodo in cui l'Uomo scopre che si può crescere e, conoscendo il passato (io direi "leggendo", "tenendoci informati" "esprimendo opinioni dopo esserci documentati") noi diventiamo "nani sulle spalle di giganti", e quindi più alti dei giganti stessi. Se dovessi riassumere l'Umanesimo lo definirei con un verso di un autore del Medioevo, Dante: siamo consapevoli che ha ragione Ulisse quando dice: "Fatti non foste per viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza".

A.P. - non è incredibile che un tecnico difenda la cultura umanistica: dipende dal fatto che negli studi scientifici gli è mancato, e non poco, il background umanistico... e ne sente casomai la mancanza.

S.T. - E chi lo sa ... I fratelli Taviani, dopo aver girato un film in carcere, con attori carcerati (il Giulio Cesare di Shakespeare gli hanno fatto recitare!) raccontavano che un carcerato (con fine pena "MAI") diceva che da quando si era avvicinato alla cultura sentiva il carcere veramente come una prigione. Mentre prima questa percezione così assoluta, di scelte sbagliate, di occasioni mancate, non l'aveva avuta...

A.P. - Va bene ... però dove vuoi arrivare, a dirmi che la condizione ideale per star bene è l'assoluta ignoranza di tutto?

S.T. - Non lo so. Non ricordo quale santo parlava di "dotta ignoranza", Gesù lodava "i poveri di spirito" che letteralmente vuol dire "stupidi"...I grandi artisti originali sono quelli che ignorano o non si fanno influenzare dalle opere altrui, si dicono "originali"...Non so...

A.P. - bisogna conoscere e sapere molto per poter dire veramente "non so"... per avere almeno un'idea di tutto quello che non si conosce. Chi non sa o non conosce, non può avere neanche lontanamente idea di quello che non sa... o no?

S.T. - Ehmmm, posso rispondere con "non so"?

L.P. - molto interessante il dialogo tra A.P. e S.T. Anch'io, come Socrate, veramente mi rendo conto di non sapere niente, ma ho imparato a seguire la mia sensibilità senza lasciarmi attrarre dai conformismi, non è facile perché a volte si passa per anticonformisti di maniera, ma ho deciso che, se me lo potevo permettere quando ancora lavoravo, figuriamoci alla mia età. Su una cosa non sono in linea con S.T., Gesù parlava dei poveri di spirito perché per loro, che erano i più deboli, lui riservava un premio speciale, ma non credo che vadano elogiati ne tanto meno incoraggiati quei giovani che si rifiutano di istruirsi e di capire.

A.B. - Sicuramente chi ama e capisce la bellezza in tutte le sue espressioni, chi ama, chi pensa, soffre molto di più degli altri nella vita. Pur avendo un'intelligenza media, ho sofferto e soffro, mi sono posta migliaia di perché, mi sono detta: non avrò sbagliato tutto? vedendo quanto gli stupidi, gli ignoranti, gli arroganti hanno avuto. Nei momenti di dolore più acuto ho inveito, ho pensato: ma non potevo nascere più stupida, come questi esseri malvagi che cadono sempre in piedi? ma vedi, S.T., noi sappiamo respirare l'odore dell'erba bagnata. E questo, nessuno ce lo può togliere. E sono più poveri di noi quelli che non possono neppure accorgersene.

A.P. - ‎"...noi sappiamo respirare l'odore dell'erba bagnata..." A.B., credo che questa tua immagine sia la sintesi perfetta di tutti i nostri commenti.

Il Coperchio


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La messa in sicurezza del territorio
Documento di sintesi della riunione del gruppo "il coperchio" tenutasi il 25 gennaio 2011

“Qui si fa l'Italia o si muore” e l'Italia si è fatta ma la si sta lasciando andare in malora.
Un Paese delicato e instabile, ricco di montagne, terreni alluvionali e per questo geologicamente sempre in “movimento” e trasformazione.
Data questa fragilità ci si aspetterebbe che tradizionalmente i governi che si sono susseguiti nella giovane storia della Repubblica avessero dedicato un'attenzione particolare al rispetto della morfologia e delle caratteristiche del territorio per poter crescere e costruire in un modo compatibile alle caratteristiche del terreno ... e invece no. La linea che sembra guidare tutte le scelte, da quelle dello Stato a quelle dei singoli comuni, sembra essere sempre e solo la speculazione ed il profitto privato.
In ambito legale si usa spesso la frase “diligenza del buon padre di famiglia” per intendere quell'insieme di scelte condivisibili da tutti, ragionevoli ed opportune per gestire un dato problema, ecco sembra che all'amministrazione pubblica manchi la diligenza del buon padre di famiglia, manca, cioè, quella capacità di prendere quella serie di decisioni che chiunque in quella posizione avrebbe assunto.
Possiamo fare il parallelo con un automobile, chi di noi non se ne occupa regolarmente rabboccando e cambiando l'olio, il liquido del radiatore i freni...le nostre istituzioni invece aspettano che la macchina si rompa per l'incuria e quando succede si occupano “dell'emergenza” stanziando fondi necessari per il riacquisto pagando nel frattempo anche i taxi necessari fino a che l'auto non è riacquistata, consulenze ed indagini varie con appalti compresi.
E' ragionevole tutto ciò?
NO.
Quindi perché agiscono in questo modo? Un sospetto sorge.
Nell'ordinarietà e nella programmazione tutto è controllabile ed ottimizzabile ma nell'emergenza si riesce a gestire una tale quantità di denaro e in una condizione in cui non c'è tempo per un serio controllo dei vari flussi di denaro che è facile capire perché da noi è tradizione operare in questo modo.
Corruzione, interesse privato, concussione, favoritismi, tutte queste simpatiche tradizioni italiche che fine farebbero con la diligenza del buon padre di famiglia?
Fare della regolare manutenzione un motivo di rilancio anche economico, lavoratori in cassa integrazione, i disoccupati che potrebbero guadagnarsi un eventuale sussidio e non sarebbe solo l'aspetto economico a giocare un ruolo in questa scelta ma anche l'aspetto della prevenzione contro i disastri che ripetutamente colpiscono il nostro territorio. Prevenzione con la manutenzione, pulizia e la messa in sicurezza degli alvei dei fiumi e canali, ad esempio, con i rimboschimenti per riconsolidare i pendii collinari, la lotta alla desertificazione che tanti danni causa in certe regioni nel pieno silenzio diminuendo lo strato fertile della terra. Consideriamo anche gli appalti, che con l'emergenza, si affidano senza il necessario controllo sviluppando enormemente l'intervento delle ecomafie spesso causa loro stesse di disastri ambientali per poi vincere l'appalto degli interventi, vedi incendi ad orologeria con relativi rimboschimenti, inquinamenti con i conseguenti appalti per la bonifica e via in un elenco che sembra senza fine.
La violenza che operano al nostro territorio non si ferma solo alla manutenzione assente ma riguarda anche la cementificazione, le lottizzazioni, i condoni. Tre aspetti che insieme danno un problema che è molto più grande della loro semplice somma. I geologi servono solo ai programmi televisivi ed ai giornali per sentirsi dire il solito “ve l'avevamo detto” ma quando c'è da rinunciare ad una lottizzazione per seguire un avvertimento allora non lo si ascolta, oppure non si guarda quando nascono opere abusive fino a che non arriva il solito condono e così conta poco fare le zone rosse, gli allarmi, le cartine del rischio, il servizio geologico nazionale viene sempre più svilito nell'organico e nei poteri.
I SOLDI, altra spiegazione per lo scempio, per la miopia, per la colpevole incuria, non c'è.
I SOLDI che da sempre vanno a braccetto con il potere non a caso.
Colpevoli anche noi per il nostro “immobilismo elettorale” nel premiare quando ci fanno belle promesse per poi dimenticarci che non le hanno mantenute al momento delle successive elezioni.
In un momento come questo dove l'Italia e i suoi lavoratori sono in difficoltà si può ribattere che non ci sono soldi per attuare “una messa in sicurezza” del territorio ma noi diciamo che è sbagliato. Qui parliamo di etica, di onestà, di diligenza, di programmazione, di lungimiranza, di rispetto delle regole, di rispetto del territorio e delle sue caratteristiche, di manutenzione affidata ai cassaintegrati e queste cose sono GRATIS, a costo zero, come è a costo zero premiare scegliendo solamente politici onesti che dimostrano di mantenere le promesse.
Un bell'esempio recente e a costo zero è la rinuncia al ponte sullo stretto per dirottare i fondi già stanziati nella manutenzione di linee ferroviarie vecchie ed arretrate; cosa si aspetta per fare la stessa cosa con la TAV?
Un esperimento interessante è anche quello del carcere Marassi di Genova dove, in accordo con il comune, dei detenuti volontari si sono impiegati nella pulizia del torrente Bisagno.
A costo zero anche gli interventi sponsorizzati, manutenzione in cambio di pubblicità.
Altro bell'esempio sarebbe dirottare stanziamenti militari per missioni ed armamenti, ad esempio, per mettere in sicurezza le scuole pubbliche gli impegni internazionali non possono essere rispettati quando un paese è in grave stato di crisi economica, se la crisi è così grave da richiedere sacrifici generalizzati anche a chi ha di meno (aumentando l'IVA) perché non è grave a sufficienza per svincolarsi da missioni militari che richiedono un esborso economico amorale?
Il Coperchio


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L’evasione fiscale.
Documento di sintesi della riunione del gruppo "il coperchio" tenutasi il 14 dicembre 2011

Il gruppo “Il Coperchio del Diavolo” ha scelto come argomento di discussione la “Lotta all’evasione fiscale in Italia” al fine di capire quali siano i motivi reali che fanno di questo fenomeno un’anomalia nazionale.
La prima impressione è che sia frutto di una cattiva vecchia abitudine, protrattasi e consolidatasi negli anni, non combattuta all’inizio con la dovuta severità e che è andata sempre più degenerando sino al punto da essere considerata ormai un male incurabile per la sua entità raggiunta, diffusa su larga scala.

Di questo difetto costituzionale, prettamente italiano, si parla tutti i giorni nei bar, al mercato, nei condomini, quasi fosse un argomento calcistico, tutti sono in grado di dire la loro con rassegnazione o con rabbia e di dare la soluzione al problema per abbatterlo. “In galera !” è la frase tipica di sfogo del popolo onesto che paga le tasse, ma in Italia mai nessuno è andato in galera per evasione fiscale salvo Sofia Loren nel 1982; altrove il reato di evasione fiscale è punito con il carcere che ti fa concludere la vita in una fredda cella, in Italia invece tra concordati, condoni e corruzioni si riesce quasi sempre a farla franca.

La discussione tra la gente comune raggiunge poi i suoi picchi ogni qualvolta il Governo vara una manovra lacrime e sangue soprattutto quando a versarli sono i ceti più deboli mentre i proprietari di grandi patrimoni continuano a rimanere esclusi dai provvedimenti fiscali come se fossero intoccabili, benedetti da Dio, alla stessa stregua della facoltosa Chiesa.

Negli ultimi quattro mesi, per effetto di una serie di dure manovre decise dai governi Berlusconi e Monti su pressanti sollecitazioni della BCE, il problema dell’evasione fiscale è diventato il problema numero uno da risolvere, prioritario su tutti, che ha coinvolto l’intero mondo della carta stampata e gruppi di opinione. Data l’attualità, sono state realizzate varie inchieste giornalistiche cui hanno collaborato commercialisti, funzionari del Fisco, tributaristi, ed esperti della materia in cui è stato evidenziato che una seria lotta alla evasione fiscale è doverosa da parte dello Stato in quanto non è giusto ricorrere sempre al facile reperimento delle entrate fiscali attraverso un’imposizione asfissiante di imposte e tasse su prodotti di largo consumo (aumento dell’IVA, dell’Accise, ecc) e sulle retribuzioni e pensioni che anziché crescere, subiscono continui tagli per eliminazioni di detrazioni fiscali e blocchi di adeguamenti all’inflazione.

Fra le tante cifre circolanti, quella che più colpisce è che nel nostro paese i redditi evasi ammontano a circa 300 miliardi di euro l’anno e che il mancato gettito è di circa 120 miliardi di euro. Sono stime della Guardia di Finanza rivenienti probabilmente da dati di fatto. Il recupero annuale di questa evasione eliminerebbe in un decennio il debito pubblico che ammonta a 1900 miliardi di euro di cui l’83% in titoli di Stato da onorare alle varie scadenze.
Pertanto la prima esigenza che è emersa dal dibattito è stata quella di risolvere la stagnazione dell’evasione fiscale mediante una punizione esemplare di chi commette il reato. Per fare ciò, è necessaria l’esistenza di una costante VOLONTA’ POLITICA intesa a risolvere l’evasione fiscale attraverso una riforma del Fisco seria e rigorosa che non consenta scappatoie grazie a cavilli nascosti in frasi ambigue della legge; VOLONTA’ POLITICA che non deve oscillare in base alla maggioranza che si forma in Parlamento e che, come sappiamo, scema quando è la destra a conquistarla. Non è calunnioso asserire che in Italia ci sono partiti che si configurano nella corruzione tutelando la categoria degli evasori fiscali. Infatti, durante il periodo in cui ha governato Berlusconi, abbiamo dovuto riscontrare che mentre il deficit pubblico saliva vertiginosamente (negli ultimi dieci anni Berlusconi ha governato per otto nei quali il debito pubblico è aumentato di 450 miliardi di euro), si è provveduto a cancellare alcune norme di legge che precedenti governi di centro-sinistra avevano emanato per combattere l’evasione fiscale. Si è assistito dunque alla prescrizione di alcuni reati, alla depenalizzazione del falso in bilancio, al ridimensionamento delle pene detentive e pecuniarie, all’eliminazione dell’elenco clienti-fornitori, all’abolizione della tracciabilità del contante, all’annullamento della norma che imponeva la chiusura temporanea dell’esercizio per mancata emissione di scontrini e ricevute fiscali (per arrivare alla chiusura dell’attività devono essere almeno quattro nel giro di cinque anni. In pratica non si chiude mai), ecc. Inoltre, Berlusconi, sia per salvare se stesso e molti suoi amici imprenditori sia per attrarre a sé la grossa fetta di elettori allergici alle tasse, non solo ha allentato i controlli ma ha pubblicamente incoraggiato i cittadini a non pagare le tasse. Con questo suo atteggiamento immorale e diseducativo, Berlusconi ha impostato le sue campagne elettorali riuscendo a vincerle e dimostrando che l’italiano preferisce la disonestà all’onestà. Forse, in altre nazioni, l’induzione all’evasione fiscale, più che un consenso, avrebbe comportato un biasimo ed una condanna da parte dell’opinione pubblica e della Magistratura. Quindi, in mancanza di una costante VOLONTA’ POLITICA la lotta all’evasione fiscale diventa una chimera.

Dall’esame dei primi provvedimenti presi dal nuovo Governo Monti, si rileva che non sia stata posta la dovuta attenzione all’importanza della lotta all’evasione fiscale. Nella manovra salva - Italia, ha calcato la mano più sui contribuenti onesti che sui disonesti, tanto che incalzato dai giornalisti in una delle ultime interviste, il Presidente del Consiglio ha risposto che lui ha le idee chiare al riguardo ma che avrebbe avuto bisogno di almeno sei mesi per approntare una seria riforma che infliggesse un duro colpo all’evasione fiscale e che lui ha già in mente. Ci si augura che nei prossimi mesi il Governo Monti dimostri con i fatti di avere veramente intenzione di regolare l’eliminazione del debito pubblico con l’eliminazione dell’evasione fiscale.

Comunque, nel poco tempo avuto a disposizione, il governo Monti ha ripristinato la tracciabilità delle transazioni inserendo l’obbligatorietà ad effettuare pagamenti superiori a mille euro attraverso carte di credito, bonifici bancari o assegni al fine di consentire al Fisco di disporre in automatico di una traccia dei movimenti di denaro. Forse si poteva scendere anche a 300 euro stabilendo nel contempo che qualsiasi operazione effettuata tramite carte di credito, bonifici o assegni per compensi a professionisti, artigiani o prestazioni varie rientrassero fra gli oneri deducibili ai fini della detraibilità. In Francia e in Belgio già esiste questa normativa e i contribuenti sono facilitati nella redazione della dichiarazione dei redditi in quanto molti dati sono già stati recepiti per via telematica dal cervellone elettronico dell’Ufficio Entrate. Nelle nazioni menzionate esiste persino il borsellino elettronico per le spese spicciole, dal giornale al bar, ai tabacchi che costringe il commerciante a rilasciare in automatico lo scontrino fiscale .

Nella manovra di Monti è stato anche inserito l’obbligo per le banche di far pervenire al Fisco l’estratto conto di tutti i movimenti dei conti correnti emessi nei confronti dei clienti. Il Fisco potrà così verificare l’inadeguatezza fra un conto milionario (sommatoria dei vari conti accesi in più banche) e una dichiarazione dei redditi da nullatenente. In tal modo scompare il segreto bancario strenuamente difeso in tutti questi anni a beneficio della trasparenza.

Metà dei 300 miliardi di euro di redditi non dichiarati è concentrata nelle attività illecite della criminalità organizzata che ormai è dislocata in ogni parte d’Italia. Attraverso rapine, pizzi, droga, tangenti, subappalti a nero, rifiuti tossici, ecc., la delinquenza organizzata accumula grosse cifre di denaro sporco che ricicla nell’acquisto di beni mobili ed immobili che sfuggono al controllo del Fisco. Il denaro sporco viene anche utilizzato nel gioco delle scommesse e in operazioni speculative di borsa fuori dai circuiti regolari ed autorizzati. Altro tipo di operazioni irregolari è l’emissione di false fatturazioni che comportano per il Fisco il rimborso dell’IVA a società fittizie o fasulle collegate con la delinquenza organizzata.

Oltre al grosso dell’evasione da parte della criminalità, c’è anche quella spicciola del lavoro sommerso, il cosiddetto lavoro nero, che coinvolge soprattutto il settore edilizio dove la mano d’opera è remunerata senza contributi previdenziali e fiscali mentre la vendita delle case è denunciata a prezzi inferiori dinanzi ai notai consenzienti, consentendo a costruttori senza scrupoli di incamerare grosse cifre a nero che prendono la strada su conti esteri e che rientrano purificati in Italia grazie allo scudo fiscale che permette ai furbi di rimetterli nel ciclo produttivo mediante il pagamento di un’irrisoria penalità. Il lavoro nero non coinvolge solo il settore edilizio ma anche - almeno al Sud - gli studi professionali (avvocati, ingegneri, notai, dentisti) che, non solo non dichiarano i propri dipendenti, ma - spesso e volentieri - li retribuiscono a meno della metà di quanto prescritto dai contratti di lavoro delle categorie, soprattutto impiegati di concetto.

C’è poi il grande business di lavoro artigiano ed autonomo che sfugge al controllo del fisco in quanto sono emessi scontrini o ricevute fiscali per cifre inferiori o per nulla.
Per combattere l’evasione fiscale, lo Stato dispone dell’Anagrafe Tributaria e della Guardia di Finanza.
L’Anagrafe tributaria è una banca dati di dimensioni mostruose, che contiene tutte le dichiarazioni dei redditi, le transazioni immobiliari, gli atti di successione, le operazioni doganali ed è collegata col catasto e con le utenze Enel e Telecom per i controlli incrociati. Tutti i dati sono inseriti nei computer dell’Agenzia delle Entrate che è dotata di grande autonomia e impegna oltre trenta mila dipendenti .
La Guardia di Finanza ha in organico quasi 67.000 unità oltre ad ausiliari e chi è in ferma e rafferma. Se la GF fosse utilizzata esclusivamente per la lotta all’evasione sarebbe già un bel passo verso una presenza più organica delle forze dell’ordine verso quest’obiettivo. Naturalmente, a Polizia e Carabinieri spetta il compito di coadiuvare l’attività giudiziaria per arrestare gli evasori che abbiamo visto essere soliti vestire i panni di criminali senza paura.

Tra dipendenti dell’Agenzia delle Entrate e militari della Guardia di Finanza capita spesso d’incorrere in tentativi di corruzione, ma ciò rientra nelle percentuali delle debolezze umane presenti in qualsiasi attività lavorativa.

Ma allora, perché i risultati non sono soddisfacenti? Non sono soddisfacenti perché come si diceva prima, nella classe politica non vige il senso dello Stato. Entrano in politica personaggi appoggiati dalla mafia, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta, oltre che da loschi interessi personali. Ultimamente questo fenomeno si è molto accentuato con politici coinvolti in scandali e collusioni con la politica-affari sporchi. Inoltre si è spesso ricorso ai CONDONI che rappresentano il più grave handicap del fisco italiano. A causa dei continui CONDONI (esistono anche i condoni tombali) la lotta all’evasione si blocca per anni interi con tutti gli accertamenti fiscali che rimangono sulle scrivanie inevasi. Ogni CONDONO cancella anni di attività degli uffici e ripulisce la fedina fiscale di evasori incalliti. Una grave forma di CONDONO è lo scudo fiscale che invoglia gli evasori a trasferire denaro all’estero convinti che dopo qualche anno qualche ministro dell’economia proporrà un lasciapassare per farli rientrare puliti attraverso una piccola penale.
Inoltre, le maniche larghe del Fisco provocano lunghi contenziosi allorché vengono scoperti i grossi evasori; contenziosi che solitamente si concludono con concordati la cui trattativa può portare al dimezzamento di quanto dovuto. Lo abbiamo visto con gli evasori celebri (Pavarotti, Valentino Rossi, Bocelli, ecc.).

Bisognerebbe quindi vietare i CONDONI fiscali inserendo una norma tassativa nel testo della Costituzione ed essere rigidi contro chi ha evaso il Fisco senza concedere concordati che dimezzano notevolmente l’onere da pagare. L’evasore fiscale incallito deve sapere a priori che se è scoperto, per lui non c’è scampo alcuno. In conclusione si può affermare che l'evasore fiscale non è colui che è fuggito dal carcere, ma è colui che non ci è mai entrato e che sarebbe ora che ci metta piede per lungo tempo.
Il Coperchio

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Il tema in discussione era il lavoro: precario, in nero, insicuro, sfruttato, che non c'è.
Documento di sintesi della riunione del gruppo "il coperchio" tenutasi il 23 novembre 2011

Un argomento molto complicato e vasto.
Il punto di partenza, come è stato per la nostra giovane Repubblica, è la costituzione.
Art. 1 “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”
Art. 3 “...È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”, focalizziamo l'attenzione su “... è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini...”
.Art. 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”, e qui focalizziamo l'attenzione su “diritto al lavoro” come quello alla salute o all'istruzione per intenderci.
Proprio riguardo a questo è un piacere rileggere le parole del Presidente Sandro Pertini “...non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. [...]" da un'Intervista di Sandro Pertini.
Il discorso di Pertini ricalca quello che prevede un altro articolo della Costituzione:
Art. 36 “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa...”, un punto veramente importante di questo articolo è “...in ogni caso sufficiente...”, è un passaggio che, a ben vedere spazza via il cosiddetto precariato.
L'importanza di questi articoli sta nello stabilire che il lavoro non è una questine di diritto privato le cui dinamiche lo Stato possa abbandonare al mercato con l'incontro tra domanda e offerta come per qualsiasi merce o la cui contrattazione possa essere abbandonata al solo confronto tra le parti.
Dove ci sono in gioco dei diritti fondamentali previsti dalla Carta Costituzionale lo Stato ha il DOVERE di assicurarne il rispetto. La Costituzione ha stabilito molto chiaramente che il Lavoro è un diritto di ogni uomo ed è un diritto anche un trattamento economico tale da permettergli una vita libera e dignitosa.
Il precariato, il lavoro nero, la mancanza di lavoro sono tutti la negazione di diritti fondamentali. Lo Stato non può fare finta di non vedere il problema, ha il preciso dovere di intervenire su ogni aspetto per applicare quanto previsto dalla Carta.
Il disinteresse dei Governi e del Parlamento su questo tema è sconfortante.
Non si interviene per eliminare le distorsioni di un mercato che non può essere lasciato a se stesso. Quando la “merce” oggetto della contrattazione è l'Uomo e la sua dignità, quando c'è il pericolo che diritti fondamentali possano venir disattesi o compressi lo Stato DEVE intervenire con ogni mezzo economico e legislativo impedendo precarizzazione, delocalizzazioni, lavoro nero, sfruttamenti.
La visione sbagliata che sta prendendo piede è che facendo il favore dei datori di lavoro si faccia poi, nel lungo periodo, anche l'interesse dei lavoratori in quanto ci saranno più nuovi posti di lavoro. Questo discorso è sbagliato non solo perché si è oramai constatato che non risponde alla realtà ma soprattutto perché non rispetta la Costituzione.
Bisogna ribaltare l'approccio proteggendo i diritti ed applicando appieno la Costituzione si creano finalmente le basi di una ripresa che passa sempre per una ripresa dei consumi e non da altro. Una persona alla quale sono riconosciuti i diritti fondamentali, con un trattamento economico adeguato al lavoro svolto e con un futuro non precario sarà un consumatore meno timoroso.
Questa è la vera leva per una ripresa economica sana, non ampliare la possibilità di fare utili sperando in un reinvestimento interno quando si è appurato che servono solo ad aumentare i profitti personali.
Un percorso sbagliato è anche quello di chiudere un occhio, se non entrambi, verso il lavoro nero con la falsa scusa che almeno crea occupazione. E' un concetto esattamente contrario alla realtà economica. Il lavoro nero è la concorrenza sleale che fa chiudere le attività legali e in regola, che fa chiudere l'attività ai lavoratori autonomi e artigiani perché non possono competere con chi ha un decimo dei costi. In questo modo si ammazza l'economia sana e legale a favore di quella sommersa procurando danni che uno Stato non può avallare più o meno apertamente. Saltano le tutele assicurative sugli infortuni, salta ogni regola sulla contrattazione, sfuggono del tutto i redditi alla tassazione, in sintesi il mercato del lavoro e la concorrenza vengono completamente falsati e i lavoratori vengono abbandonati. Prevedere tutele economiche per chi denuncia potrebbe essere un primo passo.
La discussione non si è fermata solo alle critiche verso lo Stato e datori di lavoro ma ha riconosciuto che c'è un “male civico” che colpisce tanti lavoratori. Il male molto comune è quello che ha fatto affermare a Benigni “fare bene il proprio lavoro è rivoluzionario”. Troppi lavoratori giustificano lo stipendio con il solo sforzo di recarsi al lavoro e per il resto meno se ne fa meglio è.
Bisogna ritrovare la soddisfazione di far bene il proprio lavoro a prescindere da altro e, quando necessario, lottare per rivendicare migliori trattamenti o condizioni.
Per concludere la maggior critica va fatta allo Stato, con i suoi organi legislativo ed esecutivo, che latita nell'applicare la Carta Costituzionale in tutti gli aspetti che quegli articoli coinvolgono. Poco impegno nella lotta al precariato non legiferando per correggere questo orrore civile, poco impegno nel combattere gli infortuni sul lavoro cambiando gli strumenti oramai inefficaci a propria disposizione per un controllo efficace, poco impegno per combattere il lavoro nero, poco, anzi nullo, impegno per proteggere la perdita di posti di lavoro permettendo delocalizzazioni selvagge verso paesi in cui sfruttamento e poca protezione sindacale sono la norma.
Poco impegno nel mettere l'essere umano al centro vero della Stato. L'essere umano, che con il suo lavoro, è motore di ogni economia.
Lo Stato DEVE proteggere i propri cittadini come esseri umani proteggendone la dignità. Assicurare una vita dignitosa e la prospettiva di un futuro libero dalle incertezze ed insicurezze; solo così un Paese può considerarsi civile.
Il Coperchio

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Debito Pubblico
Documento di sintesi della riunione del gruppo "il coperchio" tenutasi il 09 novembre 2011

COME NASCE IL DEBITO - Quando uno stato ha bisogno di denaro commissiona l’emissione della cartamoneta alla Banca Centrale, nel nostro caso ora alla BCE. La quale stampa la cartamoneta ma non la consegna al committente facendosi pagare l’opera tipografica, bensì la PRESTA allo stato committente. Il quale dovrà restituirlo con gli interessi. La “ricevuta” in mano alla banca emittente (che è una banca PRIVATA) sono i titoli di Stato.
E questo è NECESSARIO, perché quando a garantire l’emissione di cartamoneta c’era nei forzieri la corrispettiva quantità di ORO, nessun problema: la Banca Centrale doveva solo calmierare l’emissione di cartamoneta affinché quella circolante non superasse il valore dell’oro a garanzia, se no: inflazione.
Avendo un giorno stabilito (essi… chi?) che il legame con l'oro è troppo “vincolante” per un’economia dinamica, fu escogitato questo sistema: lo Stato commissiona, l’istituto di emissione stampa e presta, lo Stato restituisce con interessi. La ragione per cui presta è che non essendoci per intero l’ORO a garantire, ci vuole qualcos’altro che garantisca e dia quindi valore reale a quella cartamoneta. Ecco la “trovata”: la garanzia al posto dell’ORO è il LAVORO, il lavoro dei cittadini che con le tasse consentiranno allo Stato di rifondere quel debito.
E purtroppo non può essere altrimenti. L’unica altra alternativa all’oro potrebbe essere solo un’altra ricchezza che sia: A) non deperibile, B) alienabile, C) non riproducibile ad libitum. Ma non l’ha ancora trovata nessuno.
Questo spiega perché si dice che quella attuale è un’economia fondata sul DEBITO.
IL DEBITO E’ RICCHEZZA per chi lo produce. Le banche hanno sfogato la loro avidità producendo debiti su debiti a tutto vapore, sino ad arrivare al risultato odierno: debito globale = 22 volte il PIL mondiale.
Un debito insolvibile all’infinito che quindi autorizza il sistema bancario a tenere sempre più sotto tallone le società moderna.
LA CATTIVITA’ FINANZIARIA del XXI° secolo - Il primo tentativo di riscatto dalla cattività delle banche è stato recentemente effettuato dagli islandesi, che dopo aver visto la proposta di ripianamento del debito (cento euro/mese per famiglia per 15 anni) hanno risposto col gesto dell’ombrello. Ma l’Islanda è un’isola lontana con soli 350.00 abitanti, non sconvolge il sistema e poi è relativamente facile mettere la sordina all’evento. Per questo i marines non sono (non ancora) sbarcati in Islanda a esportare la democrazia. Se accadrà lo sapremo solo a cose fatte.
Il buon senso suggerisce di non considerare la riproducibilità apud nos dell’iniziativa.
IL DEBITO VA PAGATO? - Un argomento che porterebbe acqua al mulino della ribellione di tipo islandese è che prestare denaro con garanzia al futuro comporta un rischio che dev’essere valutato da chi presta ed il rischio connesso ad una garanzia che ci sarà, in futuro, è altissimo: se malgrado questa dose di rischio le banche producono debito che va MOLTO OLTRE LA POSSIBILITA’ DI RESTITUZIONE, la estrema leggerezza della valutazione dovrebbe ricadere su chi produce debito, prima ancora che su chi lo contrae, senza contare che molta parte dei titoli sono posseduti da privati cittadini che utilizzano il possesso di titoli di stato come un risparmio sicuro e che da un mancato pagamento riceverebbero un danno diretto.
Quindi è estremamente difficile mettere in campo un’argomentazione del genere. Conclusione: il debito va pagato. Il problema è perciò il reperimento delle risorse.
LE RISORSE - Le risorse possono venire dalle imposte e/o dalla vendita a prezzi di realizzo del patrimonio pubblico, che non sarebbe necessariamente le caserme dismesse, ma potrebbe essere Palazzo Pitti, oppure il sito di Pompei, o la laguna di Venezia.
LE IMPOSTE - La situazione rende insufficiente la famosa legge di Petrolini: I soldi si prendono dove sono, cioè dai poveri: ne hanno pochi , ma sono così tanti….
Occorre, come minimo, una solenne legge detta “patrimoniale”, di consistenza molto, molto significativa.
E ci sarebbero ulteriori fonti.
1) Il recupero dell’evasione fiscale, che da noi è la più alta del mondo. I sistemi ci sono, ma ora è necessario che ci sia anche una volontà politica molto seria, da salvezza. Certo ci vuole tempo, ma le banche non li vogliono domattina, i soldi. Intanto si potrebbe cominciare a limitare le detrazioni fiscali (tutte) ai soli pagamenti effettuati con moneta elettronica o transazione bancaria.
2) I capitali occultati all’estero: Inghilterra e Francia hanno fatto un accordo con la Svizzera per avere nomi e cifre dei loro depositanti per tassarli, con la collaborazione delle banche elvetiche stesse, a quote intorno al 40%. C’è un trattativa in proposito anche con l’Italia, ma marcia a passo di lumaca. Occorre portarla a compimento.
3) La corruzione: una lotta efficace perché fortemente voluta, porterebbe un mare di soldi.
4) Il recupero, a titolo di risarcimento, di tutto il denaro fatturato ai comuni, regioni e province da un esercito di società di consulenza e appaltatrici di servizi, grazie ad una ricostruzione effettuata dalla Corte dei Conti opportunamente potenziata da task-force di magistrati, Polizia, Finanza e Carabinieri.
5) L’economia sommersa, sarebbe un’ulteriore grossa fonte di ricavi.

In conclusione, le risorse ci sono: occorre la volontà politica di andare a estrarle, magari considerando che la circostanza è un’opportunità irripetibile per metter mano a riforme, come quella fiscale sempre rimandate.
SINTESI - I debiti si pagano. Le risorse ci sono ma vanno estratte. Occorre la volontà politica. Dunque, una battaglia politica, da chiunque sia condotta, non può prescindere dalla necessità di un riscatto della comunità dalla cattività finanziaria del XXI° secolo.
L'IMPLICAZIONE ETICA - E’ inaccettabile che enti privati come le banche centrali, e quindi i loro vertici, guadagnino oceani di denaro solo grazie ad un meccanismo che funziona all’infinito (signoraggio).
Il meccanismo è il seguente: le banche centrali emettono carta stampata, la quale viene fatta diventare valore reale dichiarandola e accettandola come corrispettivo del lavoro; alla restituzione, nella banca centrale ritorna denaro vero, accresciuto dagli interessi, al posto della carta.
Una battaglia che merita di essere combattuta e tutta da iniziare è far diventare la Banca d’Italia, ora posseduta dalle banche italiane, di proprietà dello Stato. I guadagni di quel meccanismo chiamato signoraggio sarebbero tutti dell’erario.
il Coperchio


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Primarie ed Alleanze
Documento riassuntivo della riunione del gruppo “Il Coperchio” tenutasi il 19 ottobre

 L'argomento all'apparenza semplice ha suscitato una gran quantità di commenti e discussioni con pareri apparentemente diversi ma, una volta posati coltelli e forconi ci si è accorti che riassumere tutta la discussione in pochi punti risultava molto più semplice di quanto fosse prevedibile e tutto si può sintetizzare così:
  • Le primarie; soprattutto di coalizione, sono uno strumento essenziale per un giusto ricambio e per meglio agganciarsi alle preferenze della base a condizione di estenderne l'applicazione anche fino ai collegi, quando la legge elettorale permetterà di scegliere;
  • Il programma; la percezione comune è che del programma non si sappia nulla o quasi anche se i vari partiti ne hanno in qualche modo pubblicizzato il contenuto nei loro vari siti istituzionali. I rappresentanti di partito nelle loro apparizioni mediatiche non si adoperano a sufficienza a divulgare i progetti, le manovre ed i provvedimenti che si prenderebbero. Ma questo difetto di comunicazione, che alcuni maliziosamente suppongono voluto, porta a leggere nelle manovre strategiche della sinistra solo accordi poco trasparenti e una generale fumosità; e questa sensazione di scarsa limpidezza è la causa prima della disaffezione in atto da tempo di tanta parte dell'elettorato di sinistra. Chiarezza sui programmi, trasparenza degli accordi, certezza degli obbiettivi; si sente la mancanza di tutto questo e la conseguenza si riflette sull'ultimo punto;
  • Le Alleanze; non si capisce come si possa parlare fattivamente di alleanze quando bisognerebbe partire da un programma condivisibile e da questo cercare alleati per realizzarlo. La sensazione è che si faccia il percorso contrario, si forza la scelta degli alleati senza guardare quanta parte del programma si riesca a condividere con essi.

Ripetiamo, se tutto questo sono sensazioni sbagliate ed i realtà i nostri partiti di riferimento stanno facendo tutto ma proprio tutto nel verso giusto allora c'è qualcosa che non va nell'efficacia della loro comunicazione.
Si ha voglia di trasparenza, di programmi chiari e realizzabili, di partecipazione, di condivisione, di onestà, di correttezza, di permeabilità alle idee.
Il Coperchio


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Documento riassuntivo della riunione tenuta il 06 ottobre, l'argomento era:
La Selezione dei Gruppi Dirigenti. Un problema attuale edi prospettiva...e ancora...Il popolo della sinistra è libero dagli effetti della fascinazione? Per le candidature si cercano visi più che contenuti; visi fotogenici, telegenici. Altrimenti si cercano persone note: del mondo della cultura, del cinema, dello sport. Persone di successo, altro elemento di fascinazione. Siamo autonomi, esenti da forme di ipnosi?

Quel fascino ambiguo da dirigente…Quale sia la ragione per cui noi, popolo non più sovrano, restiamo “sedotti” da un dirigente e infastiditi da un altro … ancora la storia non dice. Di sicuro 30 anni di fascinazioni televisive hanno avuto un peso, e di sicuro la scarsa capacità di analisi critica maturata nello stesso periodo, per l’eccessiva esposizione video-mediatica, ha fatto il resto.
Resterebbe da capire però come mai un popolo sedicente di sinistra resti ammaliato dalle sirene esattamente -o quasi- come quello di destra. L’importanza del progetto, delle priorità e delle idee, però, potrebbe essere una via di uscita utile per eludere la malìa subìta ma non condivisa. Forse le primarie hanno proprio – tra gli altri – lo scopo di riportare a valore iniziale l’importante compito di ristabilire con equità le priorità e le attese di una base oramai inascoltata.
Dribblando lo scoglio delle apparenze e degli “strasse” nei talk-show. In questo senso , riconoscendo a Concita De Gregorio una capacità non solo “espressiva” e “formale” di condurre battaglie … e nonostante gli ostacoli frapposti da una dirigenza nazionale non troppo convinta dalle capacità della stella nascente, si potrebbe anche pensare ad un suo coinvolgimento diretto in politica, ove a Lei fosse gradita l’opzione. Tra l’altro, una certa pressione esercitata sul e dal web allo scopo di proporla all’attenzione dei dirigenti … potrebbe fare la differenza: riconoscendo che il rapporto tra elettorato e partito potrebbe anche essere recuperato attraverso il nuovo strumento, internet. Il quale, però … non da tutta la base è frequentato. Anzi. Un punto di mediazione accettabile potrebbe essere la somma dei voti ottenuti nelle primarie a quelli ottenuti via web, toccando in tal modo percentuali di voto mai raggiunte fino ad ora. Ma , data l’enorme quantità di votanti che non legge giornali né frequenta il web, e poiché il pubblico si forma opinione SOLO attraverso il Tv (esponendosi passivo ad una fascinazione coartata dalla inesistente pluralità editoriale) una sana reazione potrebbe essere l’antico modello: presenziare con costanza non solo periodica la base, la gente, così come tanti leghisti hanno saputo fare in tempi non troppo antichi.
A meno che il tema della fascinazione non sia tanto attuale per una ragione molto più … sottile: manca alla dirigenza nazionale quella competenza che, da sola, saprebbe riassumere in sé le attenzioni di molto popolo. Forse, insomma, si diviene sensibili al fascino tanto più quanto più làtitano o deficiano preparazione politica e competenza personale.
Il carisma diviene insomma fondamentale e dirimente laddove mancano idee, progetti e capacità. Resta da comprendere ai più il motivo per cui calibri del tipo Sergio Cofferati o Enrico Rossi debbano essere così poco valorizzati, all’ interno di un partito in piena crisi di identità e di dirigenza.
Le primarie, pertanto, paiono essere il solo strumento in grado di ridare voce ad una base sofferente e ignorata dalla propria dirigenza: forse sono anche il solo modo di ricreare un percorso democratico in un tempo -e in un paese- paralizzato da una crisi totale di valori. Ma ostinatamente ancorato ad ampie, diffuse, dolorose consuetudini all’ inciucio oligarchico.
il Coperchio

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Documento riassuntivo della riunione tenuta il 22 settembre, l'argomento era:
LA LAICITA’ DELLO STATO. E’ opportuno che chi basa il proprio stile di vita e di pensiero principalmente sul suo credo religioso si offra come amministratore di uno Stato che costituzionalmente considera ogni cittadino uguale? O, in altri termini, può un buon credente conciliare la sua fede col compito di legiferare in uno stato laico?
(punto 9 dell'Elenco predisposto dal nostro gruppo nel documento “10 punti per l'estate”)


 E’ tema difficile, oggi forse più di ieri, in tempi come questi dove l’incertezza sociale genera facilmente fanatismo ed integralismo mentre la buona fecondità del “dubbio” rimane il monito troppo poco ascoltato di un vecchio, saggio comunista come Pietro Ingrao. In un’intervista di poco tempo fa Umberto Galimberti ammoniva sulle contraddizioni tra chi, sulla base della sua Fede - in buona fede oppure no - finisce per imporre la propria visione della vita anche a chi questa visione non la condivide; contraddizioni sempre più evidenti in tema di bioetica e difficili da risolvere soprattutto nel maggior partito del centrosinistra che raccoglie anime quasi contrapposte al suo interno. Anche questa è la sfida degli anni a venire, non c’è solo quella economica che comprensibilmente riempie le prime pagine di giornali e telegiornali. Ed è una sfida che ha una valenza attualissima in tema di strategie parlamentari come, ad esempio, l’alleanza tra PD e Casini che avrebbe sicuramente un prezzo salato a cominciare da questo; Parigi ( o Roma ) val bene una messa?
 In Italia, poi, scontiamo la presenza millenaria in casa di una Chiesa cattolica quanto mai invadente negli affari interni del nostro Paese sia parole ma anche nei fatti condizionando politici sia a destra che a sinistra. Che dire, ad esempio, delle coppie di fatto, soprattutto se omosessuali, che attendono da anni una legge che le metta allo stesso livello per i diritti più elementari di quelle benedette o comunque ammesse dal clero? Finché non si risolverà questo verrà meno quel principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” e quel principio di non ingerenza sancito dall’art. 7 che recita “Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. A ben vedere la laicità vera dello Stato sarebbe in fondo un bene per la stessa Chiesa di Cristo, anche se non per quella dell’Istituto per le Opere Religiose.
 Non dovrebbe essere la Costituzione, così chiara nei suoi dettami, la bussola di ogni degno amministratore dello Stato, sempre e comunque? E laicità non significa certo essere contro la religiosità: i padri fondatori della Costituente erano in parte credenti e la nostra è una “magna charta” laica nella sostanza.
 Per carità (e per fede e per speranza, battutaccia per restare in tema), esempi di bravi cattolici che hanno dimostrato di essere buoni servitori dello stato a garanzia di tutti esistono e sono esistiti ( Mario Gozzini, per esempio ), ma sono pur sempre rare eccezioni, davvero troppo rare. Sembra, infatti, che il collateralismo con la Chiesa cattolica abbia assunto via via dimensioni più eclatanti con una destra che, pur di comprarsi indulgenze plenarie per orge e bestemmie contestualizzate, continua con le regalie di privilegi ecclesiastici come l’esenzione dell’ICI anche per gli immobili non ad uso religioso ( come dimostrato bene dall’articolo di Barbara Spinelli sulla Repubblica del 21 settembre dal titolo “Lo strano silenzio della Chiesa”).
 Ma se il comportamento della destra è così clamoroso, rendendo sempre più malato il rapporto tra le due istituzioni, nemmeno quello della sinistra è privo di ambiguità: sembra, ancora richiamando Umberto Galimberti, che il tentativo da far convivere anime antitetiche al suo interno ne comprometta la definizione del programma. Troppi politici che sgomitano per indossare l’abito talare di credenti devoti con atti in pubblico che meriterebbero di essere privati: De Magistris che bacia il sangue di San Gennaro in Duomo (ma San Gennaro non poteva sciogliere le Camere invece del sangue? Scusate la battuta) o D’Alema che, nominato viceconte pontificale, dichiara che il matrimonio fra omosessuali “offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente”. Questi comportamenti ed affermazioni seminano dubbi legittimi sulla laicità delle scelte da affrontare. Lo stesso ideatore di quella Chiesa ammoniva sulla discrezione dei propri sentimenti religiosi dicendo “E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà ” cfr. Matteo 6,5 ). Insomma, per calcolo o per convinzione, anche a sinistra sembra di assistere a una gara ad essere più realisti del re o, meglio, più papisti del Papa.
 Se anche una proposta di semplice buon senso e non certo rivoluzionaria come quella dei DICO del 2007 di Barbara Pollastrini e Rosy Bindi (e diamo atto all’onorevole Bindi della sua onestà intellettuale prima che politica) è fallita miseramente, anche per il fuoco amico, significa che la strada da percorrere in tema di diritti civili è ancora lunga, in salita e che noi siamo davvero “il fanalino di coda in Europa”. Come aspettarsi allora un approccio laico, inteso nel senso di “popolare”, privo di pregiudizi, con un ragionamento che non parta da presupposti aprioristici e non sfoci in prese di posizione immodificabili, in tema di testamento biologico, di ricerca sulle cellule staminali per le malattie rare o di procreazione assistita?
 Non vorremmo equivoci: distinguiamo bene tra Chiesa istituzione e Chiesa intesa come “comunità di credenti”, spesso ben più progressista e laica della prima, anche qui gli esempi in casa nostra sono tanti e di rilievo (il card. Carlo Maria Martini, il vescovo emerito di Ivrea Mons. Luigi Bettazzi, Don Luigi Ciotti, Don Andrea Gallo, il compianto Padre Ernesto Balducci o a Firenze Don Alessandro Santoro che ha unito in matrimonio religioso due persone solo anagraficamente dello stesso sesso, ma credenti e conviventi da 20 anni). Altre istituzioni, altre Chiese, altre confessioni religiose, pur ben presenti in Italia, non hanno lo stesso atteggiamento della Chiesa cattolica, gli esempi sono molti a cominciare dalla comunità Valdese a quelle induiste, buddiste, ebraiche, animiste e tante altre di pari dignità.
 Il motto evangelico “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” è di una semplicità così disarmante che proprio questa mette in risalto lo scollamento tra l’insegnamento del Nazareno e la disciplina dei suoi discepoli porporati (a proposito, qui ci sta a dovere la citazione della “ leggenda del Grande Inquisitore “ di Dostoevskij).
 La Chiesa fa il suo, è chiaro ed ha tutto il diritto di farlo, liberissima ovviamente di parlare quanto e come vuole, è il suo mestiere, non è questo il punto. Il punto è l’accondiscendenza dei nostri referenti politici, è il “voto di scambio” che vige in Italia da troppo tempo, lo scambio, anche troppo sfacciatamente evidente, è “io promulgo leggi che ti aggradano o che non vadano contro i tuoi dettami e Tu, Chiesa cattolica, mi appoggi politicamente”. Nel “baratto”, squallidamente, non finiscono solo questioni “morali ed umane” ma anche questioni ben più materiali come le innumerevoli sovvenzioni e agevolazioni che il nostro Stato generosamente “elargisce” (8 per mille, esenzione ICI, sovvenzioni alla scuola privata - che in Italia vuol dire per la maggior parte cattolica – e tanti altri esempi). Si può eccepire che è pur sempre una forma di aiuto verso i più poveri e bisognosi visto che la Chiesa ha tra le sue attività anche l'aiuto umanitario ma allora non si spiega perché lo Stato italiano sia quello, tra le grandi economie mondiali, che contribuisce meno con aiuti umanitari internazionali verso gli stati poveri, sorge quindi il legittimo dubbio che tutto questo spirito umanitario nell'aiutare la Chiesa sia così disinteressato.


Il mondo è questo, d’accordo, e con questo dobbiamo fare i conti, compresa piazza San Pietro a poche centinaia di metri da Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama. Ma se i confini politici si sono sfumati tocca ai rappresentanti eletti in nome di tutti e a garanzia di tutti farli rispettare, anche dagli stessi credenti, perché questo è il succo della democrazia.

Il Coperchio



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Riassunto della riunione del 08 settembre 2011
A conclusione dell'iniziativa chiamata “10 punti per l'estate”


Nei pochi mesi di esistenza del nostro gruppo è via via aumentata l’impressione di assenza delle opposizioni che sta facendo crescere, alla base dell’elettorato, una forma di insofferenza, che nel gruppo Il Coperchio si è materializzata nel tentativo di risvegliare le energie dei politici di riferimento con una iniziativa basata su una sperimentale “inversione dell’approccio” alla politica. Anziché avere il politico che mi parla delle esigenze del Paese e mi delinea in prospettiva l’azione politica che intende condurre, al fine di avere il mio voto, vogliamo provare a fare l’inverso: poiché io elettore ritengo di avere una visione lucida e diretta dei problemi da affrontare e del loro grado di irrimandabilità, voglio provare ad essere io ad elencare i problemi che ritengo debbano essere i più impellenti e proporli al politico come suo impegno, se gradisce avere il mio voto.
Quindi in una riunione abbiamo cercato di fare una lista, un elenco, di questi punti, dapprima cercando anche di fare una sorta di graduatoria in ordine di urgenza ma, vista l'impossibilità per certi punti di stabilire quale sia il più urgente, si è deciso di classificarli in obiettivi attuabili prima delle elezioni, obiettivi attuabili subito dopo aver vinto le elezioni e obiettivi da attuarsi nell'arco di una legislatura al massimo.
Nasce così l’Elenco del Coperchio, come sintesi dei punti di vista di coloro che si sono interessati, una sintesi basata sull'estrazione dei denominatori comuni ai vari elenchi proposti.
N.B.: Il criterio fondamentale di selezione dei componenti l’Elenco è stato - e sarà - quello di elencare quegli aspetti e problemi il cui persistere impedisce l’uscita del paese dallo stallo attuale, lasciando quindi fuori dall’Elenco i problemi che, quantunque importanti, non presentano tale aspetto patologico..

ELENCO OBIETTIVI da attuarsi da subito
(sono obiettivi raggiungibili da subito con alleanze parlamentari aggregate solo intorno ai punti da attuare)
:
A) Reperire risorse fiscali dalla lotta all'evasione e non dall'aumento dell'imposizione esistente, accordi e pressioni con ogni mezzo, diplomatico ed economico, con gli stati dei cosiddetti paradisi fiscali per raggiungere il denaro sottratto alla fiscalità nazionale. Altri interventi utili ed attuabili nell'immediato possono essere anche una patrimoniale per patrimoni sopra una certa soglia (2-3 milioni di euro) e la reintroduzione della tassa di successione sempre per patrimoni di consistenza superiore ad una certa soglia (2-3 milioni di euro));
B) Obbligatorietà delle transazioni elettroniche per le ditte, società e autonomi;
C) Adeguamento degli emolumenti parlamentari alla media europea ed abolizione di tutti i vitalizi dei parlamentari per ridare credibilità e rispettabilità;
D) Ineleggibilità di condannati e loro esautorazione dalla carica pubblica;
E) Introduzione di norme NON ad personam sul conflitto di interessi;
Di questi punti il punto A è in assoluto il prioritario essendo lo strumento economico con il quale si possono finanziare i progetti a seguire. Questi punti, poiché ci troviamo in una situazione di emergenza dove sarebbe urgente lavorare di bisturi almeno sui bubboni più grossi, richiedono l’impegno immediato e un'attuazione con assoluta urgenza, da assolversi da qui alla prossima campagna elettorale.

ELENCO OBIETTIVI da attuarsi subito ad inizio legislatura
(sono obiettivi da perseguire fin dall'inizio della prossima legislatura e dovranno comportare ciascuno una strategia, un iter di attuazione, da completarsi all'interno della legislatura stessa)
:
1) Legge elettorale: Nuova legge ove sia esplicito e fermo il vincolo per cui la nomina dei parlamentari ha luogo unicamente ad opera dell'elettorato con espressa preferenza al candidato;
2) Evasione fiscale: Potenziamento dei mezzi e degli organici della Guardia di Finanza per un controllo più “reale” meno dipendente dagli studi di settore - Inasprimento delle sanzioni - Deducibilità delle spese ammessa solo per pagamenti eseguiti con moneta elettronica o transazione bancaria – incassi sopra una certa soglia e incassi professionisti, ammessi solo in formato elettronico o tracciabile;
3) Riforma del Parlamento: ineleggibilità, o esautorazione dal ruolo, dei condannati in primo grado per reati previsti dal codice penale – Momentanea ineleggibilità per gli indagati o sospensione dai pubblici incarichi - Ineleggibilità per conflitto di interesse - Dimezzamento delle spese per i parlamentari - Ricorso alla fiducia ammessa solo in funzione dell'urgenza del provvedimento e previo nulla-osta della Presidenza della Repubblica – parificazione del vitalizio al sistema contributivo nazionale;
4) Precariato: Disincentivare, aumentandone il costo, il ricorso a quella contrattazione creata per sopperire ad esigenze momentanee e contingenti che con il tempo ha invece dato luogo ad una condizione lavorativa detta "precariato" e, al contempo, limitarne il ricorso a brevi periodi giustificati da picchi di produzione e, sempre, da concordarsi con le parti sociali;
5) Ricostruzione della scuola pubblica e Università: abrogazione di ogni tipo di finanziamento pubblico ad ogni genere di scuola privata dirottandone i fondi verso la scuola pubblica per la ristrutturazione degli edifici e la definitiva assunzione dei precari scolastici;

ELENCO OBIETTIVI da attuarsi entro l'arco di una legislatura
( sono obiettivi di progetti a lungo termine, comunque con avvio e superamento di un no-return-point entro una legislatura)
:
6) Riforma della Giustizia: Riorganizzazione dei tribunali con impiego massiccio delle soluzioni informatiche più avanzate – adeguamento dell'organico dei tribunali stessi al numero di cause che in essi si trattano annualmente;
7) edilizia residenziale pubblica, con la parte destinata all'assegnazione a riscatto che può essere finanziata all'origine dagli anticipi versati da eventuali futuri assegnatari e con una percentuale fissata dei proventi derivanti dalla patrimoniale;
8) Censimento e bonifica del sistema cooperativo: Tutte le società o cooperative costituite dovranno dimostrare di garantire al socio lavoratore un trattamento salariale non minore a quello normalmente praticato dalle società e verificare sempre l'effettiva esistenza del requisito della “mutualità”, un'apposita Agenzia certificherà e controllerà soprattutto le cooperative che lavorano con il pubblico;
9) Revisione accordi con Santa Sede extra Concordato che coinvolgano uscite di bilancio da parte dello Stato;
10) Riforma del sistema bancario: La possibilità di fare mutui fondiari per prima casa superiori al quindicennio e di praticare il microcredito va riservata ad un Istituto a maggioranza pubblica o totalmente pubblico per liberare le persone “normali” dalle condizioni del "mercato" e legarle ai progetti di politica sociale dello stato.

La fase successiva sarà prender contatto con altri gruppi d’opinione analoghi e proporre l’iniziativa, ovviamente apportando all’Elenco arricchimenti e varianti che venissero proposti nello sviluppo di questi contatti. Tutto grazie a ciò che prima non c’era ed ora c’è: la rete.
Una massa di adesioni sarà una massa di voti superiore con considerazioni statistiche, che avrà bisogno di una sola cosa per essere proposta ai politici: uno o più portavoce di riconosciuto prestigio. Che non potranno mancare se la massa di voti sarà difficilmente ignorabile.

Ovviamente, se funziona , tale “lobby popolare” dovrà mantenere una sua funzione importante anche dopo che il nuovo parlamento sia costituito, come fosse l’assemblea degli azionisti di un’azienda, in grado di chiedere conto periodicamente all’AD della conduzione dell’Azienda e degli scostamenti rispetto a quanto stabilito in partenza all’assegnazione dell’incarico.

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Riassunto della discussione di giovedì 21 luglio 2011

La questione morale. Dal privato al pubblico, dalle rappresentanze sindacali a quelle parlamentari. 
Un tema, a quanto pare, attualissimo ed irrisolto.

Il dibattito si è svolto proprio nella settimana in cui alla Camera ed al Senato è avvenuta la discussione sulla richiesta, da parte dei giudici, dell’arresto dei parlamentari Alfonso Papa (PdL) ed Alberto Tedesco (ex-PD, ora gruppo Misto), culminata con il voto favorevole all’arresto (decisiva la Lega) soltanto per il primo. Pertanto, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla moralità dei Parlamentari che, per la verità, negli ultimi anni si sono distinti per un andazzo di pressapochismo da parte dei governanti e per una serie di reati molto gravi a danno dello Stato – dilapidato spudoratamente da politici e funzionari senza scrupoli – dimostrando che la lezione delle condanne comminate a politici e dirigenti aziendali negli anni novanta dai giudici di Mani Pulite non hanno sortito alcun effetto. Anzi, grazie alle intercettazioni telefoniche, sono stati scoperti ladrocini, corruttele ed abusi di potere compiuti disinvoltamente, senza alcuna precauzione, da parte di un esercito di indagati e di imputati ritenendosi, costoro, protetti da una corazza, da una specie di impunità ed intoccabilità, costruite attraverso leggi che li avrebbero tenuti al riparo da eventuali accuse emesse dalla Magistratura.
Gli attacchi continui ai magistrati effettuati dalla classe politica attraverso sfrontate minacce mediatiche, tendevano a ridimensionare il ruolo della Giustizia agli occhi della opinione pubblica, trasformando le incriminazioni per reati in fumus persecutionis, al fine di assicurarsi un consenso popolare che sarebbe servito alla stessa classe politica corrotta per garantirsi – in virtù della maggioranza parlamentare conquistata carpendo la buona (?) fede degli elettori – un paravento utile per farsi leggi speciali di autodifesa contro la Magistratura. Emblematico il comportamento del Guardasigilli che, invece di tutelare il ruolo della Magistratura, lo delegittimava a favore dei politici che facevano parte del suo stesso schieramento politico. Proprio giorni fa il Presidente della Repubblica stigmatizzava dinanzi ad una sala di giovani magistrati, in presenza di quel Guardasigilli, la necessità del rispetto da parte della politica del ruolo della Magistratura.
Ma, negli ultimi tempi, dalle piazze è esplosa la rabbia della gente che vedeva, nel dilagare della corruzione, un grande distacco della politica dai problemi reali del Paese.
La gente ha cominciato a rendersi conto che nel Paese esistono due mondi separati: un mondo di un milione di privilegiati che, in virtù della conquista di una carica politica, anche di poco conto, si alimenta dal seno di mamma Stato, pozzo senza fondo, per bagordare, per arricchirsi e per beneficiare di una serie di vantaggi persino banali, stupidi. Mentre c’è un altro mondo di 65 milioni di persone, che rappresenta la realtà del Paese fatta di gente senza un lavoro, precaria, abbandonata a se stessa, inascoltata, insieme ad altra operosa, inserita, onesta, che lotta quotidianamente per condurre una vita dignitosa ma che è colpita, tartassata, disturbata continuamente dal potere politico per sostenere altri sacrifici con manovre finanziarie dall’entità incerta, che toglie dalle tasche degli italiani altro denaro.
Sulla questione morale è venuto forte, in molti interventi, il disgusto nel verificare che nell’ultima manovra non sia stato tagliato alcun privilegio goduto dalla classe politica, quasi come una sfida, un affronto, per far capire che loro fanno parte di un altro mondo per cui non sono coinvolgibili nella crisi dell’Italia.
In più riprese sono state riportate, dai forumnauti, frasi di Enrico Berlinguer, di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, che battevano il tasto sulla deprecabile questione morale dei politici. La corruzione, il voto di
scambio fra elettore ed eletto, la connivenza fra politica e affari, l’abbinamento fra il ricoprire contemporaneamente un ruolo politico ed una carica aziendale, i conflitti di interesse, hanno tenuto banco negli scambi di opinione e, fra i rimedi da adottare, emergeva quasi sempre l’esigenza di restituire alla Magistratura il peso che le spetta per diritto costituzionale perché – senza un organo istituzionale investito del compito di controllore e giudice del buon funzionamento della società civile e della cosa pubblica – la questione morale trascinerebbe l’intero Paese verso la deriva di una anarchia completa, con l’occupazione dell’intero territorio da parte di delinquenza comune ed organizzata.
Per il gruppo del Coperchio è’ importante che si ritorni con fermezza al ripristino della legalità ed al rispetto delle regole, dei doveri, delle responsabilità e dei ruoli che ognuno riveste. E, per dare una svolta concreta
della volontà di cambiare, è necessario che – in primis – sia proprio la classe politica a dare il segnale ed a muoversi ridimensionandosi come numero (via le province, riduzione dei parlamentari), riducendo o eliminando i troppi privilegi di cui gode e, soprattutto, recuperando prestigio, dimostrando severità con se stessa, non concedendo alibi, attenuanti e protezioni a chi fra loro sbaglia commettendo dei reati.
Deve vigere il concetto che dinanzi alla legge spetti uguale trattamento sia se è si servi dello Stato nelle vesti di un semplice impiegato comunale che incassa una tangente di 1000 euro, sia se si incassa una tangente di 500 mila euro rivestendo una carica politica di prestigio.
La sensazione prevalente è che fra tutti i partiti dell’arco costituzionale ci sia una specie di omertà e di tacito consenso sulle vicende di corruzione, altrimenti non si spiegherebbe la blanda presa di posizione dei dirigenti dei partiti nell’accusare la questione morale. Nessun partito –sia esso di destra o sinistra – prende una posizione decisa di condanna perché teme (o sa) che anche all’interno del proprio partito c’è chi ci marcia. E ci marcia anche perché allo stesso partito arriva una porzione di quelle illecite “donazioni”. L’elettore è sconcertato e sconfortato nel non potersi riconoscere in un partito che abbia il crisma dell’onestà.
Prima c'erano i partiti che, in un certo senso, facevano da filtro per la scelta di chi poi doveva rappresentarci politicamente, oppure, se volete, si faceva carriera prima nel partito e poi negli apparati dello Stato. Certamente quelli di oggi non si possono chiamare partiti oppure non funzionano più come tali, per cui hanno perso del tutto le loro funzioni, tra cui quella di verificare l'onestà e la onorabilità di un proprio candidato. Molta gente è entrata in politica priva di qualità, pescata per capriccio o per “intuito” del segretario di partito, poi rivelatisi catastrofici per il risultato squallido della scelta.
Nel dibattito si è cercato di dare un significato a – cosa è “morale” – ed è venuta fuori una serie di morali, a seconda delle culture, delle abitudini, delle persone. Essenzialmente è il decadimento dell'uomo che ha trasformato la sua intelligenza in astuzia per fini deleteri riducendosi ad individuo ignobile, ipocrita e calcolatore. Pertanto, chi volesse ottenere una qual si voglia carica pubblica dovrebbe imparare a conoscere non solo le regole da rispettare ma anche i comportamenti che dovrebbe evitare di intraprendere.
Il neo eletto, singolarmente preso, pur avendo buoni principi, si sente accerchiato e messo in minoranza dalla cosiddetta Casta, che fagocita a sé il nuovo arrivato e lo inserisce nel giro di meccanismi degenerati della politica, pena il suo isolamento, l’emarginazione. In breve tempo si convince che, se vuol durare a lungo in politica, non gli converrà applicare i suoi principi morali. Sarebbe una mosca bianca. Se così fan tutti, se la logica è quella, la responsabilità, la moralità e la correttezza del singolo cominciano a vacillare. Se però il neo parlamentare, oltre che a disporre di sani principi morali, disponesse di qualità intrinseche, di carisma, allora sì che potrebbe aprirsi una breccia nel maleodorante sistema politico. Il buon politico, dunque, è colui che non si fa coinvolgere dalle logiche del potere, ma si muove perseguendo interessi comuni della collettività.
Se la rappresentanza non rispecchia esattamente le istanze dei rappresentati si forma una distorsione che esclude "una voce" che non ha altro modo per essere ascoltata dalle istituzioni. Gli interessi personali dei rappresentanti, quindi, portano a spegnere voci ed istanze che non verranno mai ascoltate e non entreranno, così, nelle scelte democratiche. Invece, ciò che sconvolge è che sta avvenendo una mutazione genetica per cui "io ti mando in Parlamento esclusivamente per farti gli affari tuoi e farmi fare in silenzio i miei".
Occorre quindi re-incominciare dai fondamentali educando anche gli stessi elettori ad assumere comportamenti moralmente corretti. L’individuo che si candida per intraprendere una carriera politica (in fondo, di carriera si tratta in quanto la sua speranza è di restarci a lungo) già sa in partenza che sta per entrare in un mondo di compromessi, di favori, di promesse, di do ut des, e, per il fatto che si sente chiedere favori dai suoi potenziali elettori, già capisce che, se eletto, è legittimato dai suoi stessi elettori a muoversi in modo non certo ineccepibile perché se per avere un voto gli ha promesso un posto di lavoro, dopo gli toccherà andare a bussare alla porta di qualche imprenditore per farlo assumere in cambio di una licenza edilizia o di un appalto gonfiato nel prezzo. Allargando a 100-200 persone l’assunzione per raccomandazione, il politico è portato a creare, ad inventarsi enti inutili, posti fasulli, a scapito dello Stato che si accollerà l’onere delle retribuzioni e del mantenimento dell’ente inutile. Vigendo tale logica, la questione morale si volatilizza nelle nebbie della tolleranza al punto che al politico va riconosciuta la sensibilità d’aver compiuto un’opera di bene creando posti di lavoro per il sostentamento nella legalità di centinaia che altrimenti sarebbe stata costretta a rivolgersi alla mafia, alla camorra o alla ndrangheta.
Della questione morale fa parte anche il metodo della raccomandazione con busta allegata. Un sistema di potere politico molto in uso – al sud come al nord – che si è esteso a tal punto che è diventato un passaggio quasi obbligato non solo per ottenere un posto di lavoro, ma anche per superare un esame universitario o per ottenere un posto letto per un intervento chirurgico in un ospedale oppure per convincere un impiegato dell’Ufficio tecnico comunale a farsi rilasciare un certificato di abitabilità o il permesso per un passo carrabile. Un andazzo ormai così ramificato che è quasi impossibile smantellare se non c’è una presa di coscienza unanime della collettività. Ma finché ci sarà una classe politica corrotta, che puzza dalla testa, non partirà mai una coscienza comune di civiltà, fatta di legalità, di diritti e di doveri.
C’è poi la questione morale che tocca il cittadino nella sua vita privata e che non subisce la ritorsione politica. E qui il discorso si allarga ai sentimenti, alla sfera affettiva (tradimenti nel matrimonio), alla religione (abusi di pedofilia su ragazzini che frequentano il catechismo), al lavoro (comportamenti scorretti per una promozione), alla produzione e vendita di prodotti scadenti, tossici, all’invenzione di una calunnia per rovinare una persona rispettabile, ecc.
Visto che dall’alto non ci si sposta nemmeno di un millimetro, è necessario che la pressione al cambiamento venga dal basso. Tutti quei movimenti che sono nati attraverso il web e che sono sensibili ai valori della vita sociale e politica devono cercare di incontrarsi e di trovare la forza per sbalzare dai loro posti tutti quei personaggi scomodi che impediscono di respirare un’aria sana. Una riforma elettorale che ridia la possibilità di votare un candidato conosciuto per serietà e per sani principi morali, scavalcando le logiche partitiche. Inoltre vanno puniti tutti quei partiti che hanno dimostrato di non aver saputo gestire al loro interno la questione morale. Certo, è più facile che gli scandali scoppino all’interno dei grandi partiti, ma se scoppiano proprio fra coloro che si ritengono al di sopra di ogni sospetto, da chi svolge compiti di “braccio destro” del ministro o del segretario di partito, allora c’è da nutrire forti dubbi che “quel partito” della questione morale faccia realmente una questione di principio, un punto cardine. Un minimo di dubbio non può non nascere anche nei confronti di chi di quel braccio destro fa una parte del proprio corpo.
Una volta la politica era una cosa bella, ora è diventata una cosa belva.
Riportiamola nel giusto alveo scegliendo esclusivamente candidati che abbiamo conosciuto personalmente, che hanno combattuto insieme a noi nelle piazze, che al momento del voto non offrono cene e regali e, soprattutto, che non sia l’elettore a chiedere a lui “Non ti scordar di me”.
Il coperchio



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Tema della discussione di giovedì 7 luglio 2011:
Quali forme di aiuto dovrebbe mettere in campo lo Stato, a sostegno delle famiglie con disabili ed anziani non autosufficienti?

Il gruppo di discussione ha messo in evidenza, innanzi tutto, che i non autosufficienti devono essere percepiti dalla società in modo naturale, come una delle tante categorie sociali. Purtroppo ciò non avviene, tranne rari casi, a causa delle Istituzioni: incapaci di svolgere un ruolo pedagogico; di creare investimenti nel sociale per la creazione di strutture idonee alla formazione di personale specializzato.
   Disabili cronici e anziani non autosufficienti sono componenti a tutti gli effetti della società, i primi devono la loro condizione alla sorte ( certe volte alla colpa dovuta ad incidenti od errori medici ), i secondi perché alla fine della loro vita.
Comunque sia entrambe le categorie hanno il diritto fondamentale di vedere soddisfatte le loro esigenze economiche e socio-culturali, che gli venga riconosciuto il completo rispetto di tali diritti e non, come spesso accade, resti tutto sulla carta dei buoni propositi.
In discussione, o sottoposta a severa verifica, è la capacità di ascolto dei cosiddetti ‘normali’, manca spesso, o troppo frequentemente, la cultura della ‘Diversità’, spesso vista con sospetto, paura, (atteggiamento questo che si riscontra spesso in tutte le manifestazioni di diversità: razza, religione, orientamento sessuale).
Fino a pochi decenni fa la cura di queste persone era affidata totalmente alle famiglie, nella fattispecie le madri, sorelle, figlie, quando non addirittura ai famigerati ospizi per lungodegenti, purtroppo in alcuni casi ancora esistenti, anche se adesso si chiamano ’case di cura’, ed il metodo non è cambiato granché. Lo stato latita nell’affrontare con lucidità il problema culturale del saper vivere con il ‘diverso’, accettarlo e integrarlo nella sua comunità di appartenenza.

La base di partenza per un’integrazione ottimale si ottiene solo con un buon inserimento scolastico del bambino disabile sin dai primissimi anni di vita. La legge che prevede tale inserimento risale ormai al 1975; è una buona legge, ma viene continuamente disattesa. Nei primi anni dalla sua entrata in vigore i bimbi che necessitavano di sostegno potevano contare su un’insegnante a questo preposto per tutto il loro percorso scolastico dell’obbligo, nella maggioranza dei casi ad orario pieno. Adesso, con i tagli delle cosiddette ‘riforme epocali’, sono pochissime le ore di integrazione vera e costruttiva a disposizione degli utenti, l’inserimento viene vissuto da molte famiglie e insegnanti come un fardello insostenibile per le classi, invece, se ben fatto, è molto utile, anche per i bambini sani, che fin dall’infanzia si possono confrontare con la diversità e conviverci tranquillamente per tutta la vita.
    Molto difficile è pure l’inserimento nel mondo del lavoro, al termine del percorso scolastico, per la scarsità di progetti mirati, eppure sarebbero molte le persone in grado di svolgere qualche semplice mansione; l’assegno di invalidità, sommato a quello di accompagnamento - quest’ultimo viene assegnato solo a chi ha un’invalidità del 100% - ammonta ad appena circa 700 euro.
    Da sottolineare la scarsità di informazioni alle famiglie che ospitano persone non autosufficienti: sull’offerta di servizi ed agevolazioni a disposizione, esenzioni, presidi medici, assistenza domiciliare. Una proposta semplicissima sarebbe poter affidare ai medici di base l’incarico di informare le famiglie sulle possibilità a loro disposizione.
    Alla luce di questi fatti si potrebbe dire che è la società attuale a non essere in grado di convivere con anziani non autosufficienti e disabili.
Non il contrario!
  L’assistenza ai disabili ed anziani non autosufficienti varia moltissimo da Regione a Regione: come sempre le Regioni del Sud Italia sono penalizzate rispetto al Nord, dove comunque l’offerta di servizi non è omogenea e capillare.
Le famiglie come sempre fanno del loro meglio, ma, soprattutto, quando si tratta di anziani malati, le donne sono spesso costrette a scegliere o dividersi tra lavoro fuori casa e cura della famiglia; per quanto, anche se da un punto di vista strettamente medico, riabilitativo e di medicina d’iniziativa, non mancano strutture di eccellenza, (in Toscana, Emilia, Piemonte , Lazio ed altre grandi Regioni), il tasto dolente è quello dell’assistenza alla persona.
Qui le famiglie si affidano soprattutto al ‘fai da te’ nella ricerca di badanti, fisioterapisti, infermieri; sono scarsissimi i progetti personalizzati, le comunità alloggio, le opportunità di socializzazione e svago.
Negli Stati Uniti e nel Nord Europa, dove l’Uomo è più al centro della politica, gli anziani sono considerati una risorsa e non un fastidio: si sono create piccole comunità nelle Città dove ognuno può vivere nella sua casa, con a disposizione assistenza fisica, psicologica e medica per 24 ore.
In Italia sono pochissimi gli esperimenti – forse nella sola Toscana - in tal senso o del genere.
Una ulteriore prova dell’inadeguatezza della risposta della nostra società.
Il dubbio, o forse la certezza, è che in Italia non si sia evoluto questo particolare aspetto della storia della nostra società civile, che i deboli non vengano considerati con la dovuta attenzione perché non fanno ’corpo elettorale, che non hanno voce in capitolo. Nessun partito prevede nei suoi programmi proposte di sostegno concrete e dettagliate, se non voci generiche di ’assistenza’
Non si tiene conto del fatto che in futuro ci saranno sempre più anziani non autosufficienti per l’aspettativa di vita più lunga: occorre quindi pensare anche alla qualità di questa vita; e sempre più bambini disabili, perché i progressi della medicina permettono di salvare molte vite alla nascita, ma anche in questo caso le condizioni di accoglienza adeguata non sono sufficienti.
In buona sostanza i provvedimenti utili e minimi che sarebbe buona cosa pretendere ed ottenere non sono poi molti:
-Assistenza medica totalmente a carico dello Stato (non tutte le categorie di disabili sono interamente esenti da ticket vari).
 - Assistenza pubblica qualificata con personale adeguatamente remunerato: già ora il peso della buona assistenza si regge soprattutto sulla buona volontà dei singoli anziché sull’efficienza delle istituzioni.
- Trasporti efficienti e abolizione totale di tutte le barriere architettoniche.
- Controlli severissimi su abusi e infiltrazioni malavitose nelle commissioni medico-legali.
- Sburocratizzazione e snellimento delle pratiche necessarie all’accertamento dell’handicap.
- Possibilità di assistenza mista: parte in casa, parte in centri diurni e/o centri di riabilitazione fisica e Psico-motoria, allo scopo di mantenere alto e curato anche l’amor proprio delle persone.
-Sostegno psicologico alle famiglie che ne abbiano necessità.
- Ovviamente, assegni di pensione adeguati a poter condurre una vita almeno decorosa : A questo proposito è di questi giorni la notizia che la scure dei tagli a vanvera si abbatte anche sui non autosufficienti, tagliando le prestazioni assistenziali. Sappia questo vergognoso governo che le pensioni di invalidità civile non devono essere una sorta di elemosina, ma rappresentano una, sia pur minima, giusta forma di giustizia sociale.

La lunga ed articolata discussione ha messo in evidenza lo stato di estrema solitudine e desolazione delle famiglie con una persona non autosufficiente. Situazione indegna per un paese civile e vergognosa per il tempo attuale. La solitudine di uomini e donne, di 50-60 anni ed oltre, che si trovano a dover fare da genitore ad un proprio genitore: un ruolo contro-natura, straziante, e devastante per l’equilibrio emotivo; la solitudine di genitori della stessa età, che vedono le energie e la tenacia scemare, con figli adulti che non saranno mai in grado di volare fuori dal nido con le proprie ali…..
Si cita un’anziana madre di un ragazzo non autosufficiente:
“Spero che mio figlio muoia un giorno prima di me…. Così potrò piangere e ridere”

e

Non esiste urlo

Più lacerante

Straziante

Di una madre

Che si chiede

Che ne sarà di lui

Che ne sarà di lui

E una madre

Avrebbe il diritto

Almeno

Di morire in pace. (Lupo)


Il Coperchio

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Riunione del 23 giugno 2011
L'argomento in discussione si può sintetizzare così: la democrazia di un paese si può, si deve trasferire anche nella società e nei rapporti all'interno dei partiti.

L'argomento nasce da spunti molteplici, ma tutti vertono sull'osservazione che applicare le regole democratiche nella vita quotidiana è piuttosto raro. Si affidano ad altri le nostre decisioni, si delega, dimenticando di aver invece voce in capitolo sulle scelte, e limitandoci , più che altro, a criticare le varie scelte che i delegati assumono approvandole oppure No. Abbiamo, poi, limitato l'argomento ai partiti. Questa auto-esclusione dalle scelte ha permesso che nei partiti ci fosse la sensazione di un mandato “in bianco”; una volta esaurita la campagna elettorale, dove si promette di tutto e di più, e ottenuto il mandato, si nota, nei partiti, la pretesa di un'autonomia assoluta che arriva fino al non volersi sottoporre al giudizio dei propri elettori. Anni di consuetudine a trattare gli elettori come pecorelle disposte ad appoggiare e seguire ogni decisione presa dal partito ha disabituato i dirigenti al dovere del “rendere conto” al mandante. Se queste ultime votazioni amministrative e referendarie hanno dimostrato qualcosa è che gli elettori aspettavano da tempo un primo strumento di democrazia diretta, per dimostrare ai partiti che i calcoli che erano abituati a fare a tavolino erano sbagliati, e le loro scelte non rappresentavano quelle degli elettori. Lo strumento che ha “scombinato”, per primo, le carte sono state le primarie. Diamo atto alla sinistra di averle attuate con tutti i miglioramenti necessari da applicare, anche se di queste non aveva previsto appieno le conseguenze. La vera novità che si respira in questi giorni è la volontà di partecipazione alle scelte da parte degli elettori.Preso atto di questa nuova volontà, però, non si trova “l'attrezzatura” adatta nei partiti per affrontarla e soddisfarla. Il primo passo delle primarie ci ha fatto vedere come da sole siano bastate a ribaltare certe situazioni che potevano essere in origine perdenti. Ma è un primo passo, appunto. I partiti stanno dimostrando di non interessarsi agli elettori nelle loro scelte politiche fondamentali: l'IdV con questa svolta centrista, il PD nella strategia delle alleanze. Un esempio pratico, secondo noi, in cui il coinvolgimento e la partecipazione degli elettori potrebbe se non risolvere il problema almeno renderla sopportabile e condivisa è la situazione di Napoli. Concordiamo sul fatto che un coinvolgimento maggiore della cittadinanza con assemblee, per mettere al corrente dei problemi che si incontrano e delle soluzioni possibili, potrebbe segnare l'inizio di un cambiamento condiviso, partecipato, più consapevole dei problemi e dei tempi forse necessari. Diventa a questo punto, ed a maggior ragione, più interessante analizzare un aspetto dello statuto del PD che si è appreso non viene applicato per la mancanza di un regolamento attuativo, che dalla nascita del partito non si è mai disciplinato: - la consultazione -. All'art. 28 lo statuto del PD prevede lo strumento del referendum: “Il referendum interno può essere indetto su qualsiasi tematica relativa alla politica ed all’organizzazione del Partito Democratico. Il referendum può avere carattere consultivo o deliberativo, può essere esteso ai soli iscritti o coinvolgere anche gli elettori. Qualora il referendum abbia carattere deliberativo, la decisione assunta è irreversibile, e non è soggetta ad ulteriore referendum interno per almeno due anni” è, inoltre già previsto si possa estendere anche ai non iscritti. E', o potrebbe essere, a nostro avviso, uno strumento potente di democrazia diretta, in forza del fatto che può essere richiesto anche con le firme del 5% degli iscritti, uno strumento però che solo in questi giorni il segretario Bersani ha fatto intendere di voler promuovere. Lo strumento, se introdotto, sarebbe la prima forma delle cosiddette “doparie” e sarebbe finalmente la prima esperienza di una partecipazione democratica dei propri elettori, che non sia solo di pura facciata. Questi strumenti dovrebbero al più presto essere adottati da tutti i partiti della sinistra; proprio perché è da sinistra che si è levata più forte l'esigenza di una maggior democrazia, diversa e nuova, per stimolare nel profondo il nuovo senso civico.Una maggior partecipazione garantirebbe finalmente il cambiamento di rotta atteso per una maggiore trasparenza nelle scelte strategiche di un partito e indurrebbe anche a ritrovare una più forte etica nello svolgimento del proprio incarico.Segnali timidi ci sono stati, ma si aspettano strumenti veri e in tempi stretti, per non lasciar disperdere ed esaurire l'entusiasmo sollevato che, con le ultime recenti “mosse tattiche e partitiche”, si sta già correndo il rischio di spegnere.
Il Coperchio


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Riunione del 10/06/2011
Analizziamo il fenomeno 5 stelle, di come ha saputo attirare consensi e partecipazione, analizziamo perché i partiti tradizionali non ci riescano più, oppure la nostra partecipazione è ostacolata dalla vita quotidiana frenetica che non lascia più spazio all'impegno e all'approfondimento?

La discussione, essendosi tenuta a ridosso delle amministrative si è subito focalizzata su cosa sia il Movimento 5 Stelle (da adesso M5S), su quanto sia condivisibile il programma ufficiale e su come ci si possa confrontare con esso.
Dopo una serie di impressioni personali sul personaggio che ha creato e guida il movimento si è cercato di valutare obbiettivamente il movimento e chi ne fa parte. Con sorpresa, ma a ben vedere neanche molta, si conviene che il programma del movimento è bene o male condiviso da tutti e quindi ci si è chiesti dove sia la contrapposizione con i partiti di sinistra. In realtà la contrapposizione si ritrova solo nelle parole del fondatore Grillo che come linea comunicativa ha scelto quella di contrapporsi a qualunque partito in quanto tale indipendentemente dal programma di ognuno ma solo per il fatto di essere guidato da professionisti della politica che, a suo dire, di trasparente e disinteressato hanno ben poco. Questo approccio “contro tutti” ha il merito però di aver fatto avvicinare tanti giovani che la politica dei politicanti la disprezzano e per questo se ne sono distaccati. C'è sicuramente molto entusiasmo tra gli aderenti e questo è apprezzabile in quanto è un entusiasmo orientato al bene del Paese, cosa non da poco, ma ci si chiede che anima c'è oltre gli obbiettivi del movimento, nel senso, quando si troveranno a dover decidere su fatti concreti non compresi nel loro programma che decisione prenderanno? La generica distinzione che tradizionalmente si fa in Italia tra destra e sinistra non è una mera distinzione astratta ma ricalca due “sensibilità” ben distinte nell'affrontare i vari problemi che un Paese incontra. Il M5S verso quale “sensibilità” è più orientata? E' inutile rifugiarsi in un “non volersi mischiare” perché prima o poi le decisioni vanno prese che lo si voglia oppure no. Questa difficoltà a non voler appoggiare nessuno si è evidenziata soprattutto a Milano dopo la vittoria di Pisapia dove Grillo, pur di confermare di essere contro tutti, ha attaccato Pisapia praticamente solo sul fatto di fare il lavoro che fa cioè l'avvocato e, in quanto tale, aver rappresentato De Benedetti; altri argomenti non ce n'erano ma è bastato per fare i titoli nei giornali e confermare la linea.
In conclusione del M5S si apprezzano moltissimo i ragazzi e la loro ritrovata voglia di partecipazione, si apprezza l'entusiasmo, la voglia di fare “pulizia” e le informazioni che spesso non vengono denunciate da altri, poi però gli entusiasmi finiscono e si percepisce il pericolo di un movimento troppo legato al “Grillopensiero” e al suo modo da “santone” di proporsi alla gente senza che questa abbia gli strumenti necessari per pesare le sue parole. Con una buona dose di autocritica si riconosce che il problema di personalizzare troppo un partito o movimento che sia è anche un potenziale problema della sinistra con IdV e SeL e si riconosce che, probabilmente, fa parte di una naturale evoluzione di un partito che nasce molto legato al personaggio che lo fonda e poi ha la maturità di costruirsi una personalità propria, aspettiamo dunque la maturità di M5S e vediamo che personalità andrà ad acquistare.
Il discorso poi è andato al cuore del problema e cioè sul perché i partiti della sinistra non abbiano saputo intercettare questa voglia di partecipazione. Nel PD, soprattutto, si vede la poca “carica” la mancanza di grinta e la non sufficiente indignazione; il volume della sua voce non è proporzionato alla sofferenza degli elettori che pretende di rappresentare. Manca la rabbia che in un momento storico come questo dovrebbe essere massima; massima anche l'indignazione e la richiesta di pulizia. Ma questo manca e la sinistra ha perso di attrattiva proprio nei confronti del “bacino in cui pescava”, e, come se non bastasse, sta confidando troppo sulla fedeltà dei propri elettori senza soddisfarli da molto tempo sulle loro urgenti istanze.
Sul discorso della mancanza di partecipazione della generazione “di mezzo” si è anche pensato che possa derivare dal carico sociale che si trova ad affrontare diviso tra lavoro, figli e genitori da accudire. Quest'ultimo discorso ha fatto emergere poi una vera emergenza sociale.
Con una diversa struttura famigliare rispetto ad una volta e l'allungamento della vita, il problema dell'assistenza agli anziani genitori è diventato notevole e ci si interrogava su quale “aiuto” pubblico fosse più opportuno per sopperire alla difficoltà logistica ed economica delle famiglie. I pareri non sono stati univoci quindi si è deciso di farne argomento di una prossima riunione per approfondire meglio le possibilità anche alla luce di esperienze funzionanti in altre regioni o stati comunitari.
Il Coperchio


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Riassunto riunione 27/05/2011
In questi anni caratterizzati dal "berlusconismo", la critica si è focalizzata su Berlusconi dimenticando che certi aspetti non sono ascrivibili a questo fenomeno ma al sistema: non si critica più il sistema. Forse anche il voto alle amministrative spiega questo...

La discussione su questo tema si è da subito distinta in tre argomenti fondamentali:
  • una questione “istituzionale” che riguarda il modo e il motivo di far politica;
  • Una questione interna ai partiti di sinistra e cosa li DEVE distinguere dagli altri;
  • E la questione che ha sollevato la reazione di parte dell'elettorato a questo sistema usurato e compromesso.
La questione istituzionale riguarda soprattutto i politici in quanto tali, i motivi che li spingono a dedicarsi alla politica sono molto cambiati nel tempo e la sensazione chiara e netta è che il berlusconismo abbia sdoganato un modo sfacciatamente affaristico di gestire la cosa pubblica.
Quello che un tempo era una cosa disonorevole e a volte perseguibile penalmente è diventata un modus operandi normale ed esibito con la conseguenza che il potere si occupa di una minoranza selezionata di cittadini e ignora completamente una gran parte dei problemi e delle istanze che provengono dai cittadini comuni. Il meccanismo perverso messo in atto da qualche anno a questa parte di rispondere all'illegalità diffusa di questi politici-affaristi non con l'allontanamento ma con la “protezione” a tutti i livelli fino all'estremo di riscrivere la legge per depenalizzare il reato commesso, ha prodotto una crescente presa di coscienza, o sarebbe il caso di dire ripresa di coscienza, che ai politici al potere non interessa più il bene del paese ma solo il proprio.
Le soluzioni a questo degrado sono difficili ma è evidente che un'impalcatura costituzionale che ha permesso che si arrivasse a questo si è dimostrata una “difesa” insufficiente e andrebbe ricalibrata con, magari, una costituente formata da uomini integerrimi e non compromessi, che abbiano a cuore solo il bene del Paese in tutto simile allo spirito che mosse i Padri Costituenti.
Altra soluzione sarebbe quella di introdurre dei limiti ai mandati possibili per ogni politico proprio per evitare che si formino aderenze pericolose e a ben vedere anche quasi inevitabili con il passare del tempo.
Una terza soluzione è trita e ritrita ma sempre in Italia praticamente disapplicata e cioè una pena certa per i politici compromessi che hanno perseguito interessi personali a discapito di quelli della collettività, sarebbe un segnale e un comportamento di correttezza istituzionale utile però solo se si è già riparato il “il canale aperto” che ha fatto entrare questo modo di far politica.
Affine a questa “nuova” etica morale da applicare nelle istituzioni è l'allineamento dello stipendio dei parlamentari a quelli europei, si sente forte anche il bisogno di un trattamento etico anche nel privato dove si nota, in Italia più che altrove, una forbice esagerata ed immorale tra gli stipendi del management e quelli degli operai ed impiegati comuni.
Il discorso si è poi focalizzato sull'autocritica necessaria anche a sinistra per poter veramente sostenere e propagandare la nostra diversità. La diversità deve essere percepibile e riscontrabile da tutti mentre troppo spesso molti politici di sinistra vengono coinvolti anche se non penalmente in affari, accordi ed “intrecci poco trasparenti e questo danneggia in modo molto pesante la credibilità agli occhi dell'elettorato di sinistra che notoriamente è molto sensibile a questi argomenti. La diversità in poche parole va dimostrata nei fatti e non solo a parole nei comizi.
Oltre alla cosiddetta questione morale è sentita molto anche la questione organizzativa della coalizione. Si è consapevoli che un alleanza che resista una volta sparito il “collante” dell'antiberlusconismo allo stato attuale e con le regole attuali è molto difficile. Cosa manca alla sinistra per resistere in una coalizione di governo? Paradossalmente viene fuori che le manca l'accettazione delle regole democratiche che reggono il nostro Paese.
Non si è in grado, in altre parole, di accettare che molte decisioni e posizioni che si è costretti a prendere in un'azione di governo è inevitabile che non siano condivise dall'intera coalizione ma non per questo la coalizione stessa deve essere messa in discussione. Alla sinistra, cioè, manca un'organizzazione che si esprima con regole democratiche e, una volta che una decisione venga decisa a maggioranza, la si deve appoggiare come fosse propria relegando l'eventuale battaglia ad una questione interna.
In quest'ottica verrebbe d'aiuto il sistema proporzionale per stabilire i rispettivi “pesi” interni mentre persistendo un sistema maggioritario o con sbarramenti sarebbe opportuna una consultazione biennale su base statistica.
La voglia di trovare una base comune nella quale la sinistra possa trovare il collante che verrebbe a mancare finito l'antiberlusconismo è talmente forte che si è arrivati ad ipotizzare di lavorare nei prossimi giorni su alcuni punti “irrinunciabili” di partenza per una qualsiasi coalizione di sinistra.
La conseguenza dei ragionamenti precedenti si può riscontrare nel risultato delle elezioni dove si è fatto strada una percentuale notevole di un voto, rappresentato dal movimento 5 stelle, che non si può definire genericamente di protesta ma che è in contrapposizione diretta al sistema affaristico-politico che in Italia è in gran parte sommerso. Le cosa interessanti di questo fenomeno sono principalmente due:
una è quella di essere riuscito ad interessare una generazione che vedeva nella non partecipazione una caratteristica distintiva; e l'altra è che i punti programmatici sono da noi stranamente molto condivisi e la critica si concentra soprattutto sui metodi da “santone” di Grillo. Siccome l'argomento è meritevole di approfondimento si è deciso di farne il tema di una riunione dedicata approfondendo anche le motivazioni che hanno portato gli elettori dei partiti tradizionali di sinistra a disertare sempre più la partecipazione attiva alle attività di partito. 
il coperchio


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Riassunto del 13-05-2011
(con integrazione per le amministrative) 

I temi in discussione riguardavano lo scollamento con la base dei partiti e gli strumenti di partecipazione utili rinsaldarlo.
La discussione si è dimostrata molto difficile ed articolata concentrandosi subito sull'unico strumento per ora operante e cioè le primarie.
Il caso Napoli, dove un candidato PD ha comprato “comparse” che votassero per far passare la propria candidatura a sindaco, ha evidenziato che lo strumento richiede urgenti correttivi per non essere manipolato uno dei quali, ma non certo risolutivo, potrebbe essere riservarlo agli iscritti del partito o a quelli della coalizione nel caso fosse già determinata.
Detto questo lo strumento lascia comunque perplessi molti, perplessità che riguarda sia la trasparenza con cui si selezionano i partecipanti alle primarie sie il rischio che venga selezionato un candidato solo per motivi di “immagine” e sia che le primarie stesse non debbano piuttosto riguardare anche punti programmatici precisi e condivisi, una sorta di “primarie programmatiche”.
Un altro strumento teorizzato sarebbero le “doparie” come strumento di controllo e verifica dell'operato di un partito o di una coalizione ma da una precedente discussione si è fatto rilevare che uno strumento previsto dallo statuto del PD esiste già ed è il referendum consultivo che a tutt'oggi non è stato ancora reso operativo. Sarebbe lo strumento adeguato per sondare a cadenze previste e regolari l'operato del partito o coalizione o governo meglio se attraverso un'auspicabile implementazione informatica efficiente e sicura.
Utilizzare intensamente lo strumento informatico potrebbe essere l'arma giusta per attuare un controllo e una partecipazione efficiente anche nella selezione dei punti programmatici più “sentiti” ed urgenti per l'elettorato.
Le considerazioni su quanto fino qui esposto hanno poi subito una brusca svolta dovuta alla riflessione “di quale elettorato stiamo parlando?” in sintesi il dubbio era che si chiedessero sempre più strumenti per un elettorato che non li vuole usare o a cui non interessa una maggiore partecipazione. Se, per questo elettorato, non sia più efficace adottate gli strumenti dell'avversario alzando la voce per arrivare alle orecchie di molti non avvezzi alle troppe analisi.
Dubbio che potrebbe anche spiegare il perché la dirigenza abbia attuato questa dicotomia con la base dopo che è in parte saltato il collegamento diretto con i sindacati. Quello era un collegamento, tramite il sindacato, diretto e fortissimo con la base ma con il tempo si è affievolito sia per le mutate condizioni lavorative sia per l'allargamento della base a cui si rivolge il PD, base che con il sindacato non c'entra nulla.
Per concludere si vede quindi come sempre più importante possibilità di partecipazione dell'elettorato il canale internet che, per sua natura, favorisce la circolazione delle idee e l'aggregazione in gruppi di persone anche molto distanti tra loro.
Gruppi come il nostro possono contribuire alla diffusione e alla presa in considerazione da parte dei partiti del “punto di vista” della gente vera ed impegnata che attraverso la partecipazione a forum e blog a livello nazionale possono portare la loro voce alle orecchie di chi la vuol sentire.
Quindi insieme esortiamo ad ascoltare i canali che già ci sono e che possono arricchire, con le opinioni che all'interno si possono trovare, qualsiasi partito interessato ad un migliore “ascolto”.
La prova di quanto sia pericolosa la “sordità” della dirigenza nei confronti della propria base ci è arrivata dalle recenti elezioni amministrative dove il centrodestra ha perseguito troppo chiaramente interessi della sola dirigenza ed è stata abbandonata dalla base che non ritrovava più un genuino interesse alle proprie istanze.
Anche a sinistra significativo è che ad ottenere il successo a Milano sia stato un candidato non scelto dal primo partito ma un outsider come Pisapia, senza le primarie, che per fortuna si sono svolte in maniera regolare, ci sarebbe stato lo stesso risultato? In questo caso c'è stata più forte la sensazione che il candidato fosse il NOSTRO candidato e questo per una base spesso apatica potrebbe dire molto.
il coperchio

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Riassunto del 06-05-2011

Tema del giorno: Sarebbero tanti i motivi e le ragioni per una reazione del nostro paese, eppure, il paese non reagisce. Perché? Forse non è informato o sono pochi quelli informati; forse non ha più fiducia nell’azione collettiva; forse non ha più fiducia nell’intera politica; forse è un problema di comunicazione assente o sbagliata; o altro ancora?
La discussione è partita dal primo quesito: perché il paese non reagisce?
Viene fatto osservare che le sollevazioni popolari avvengono quando si è alla fame e il paese non lo e' ancora: ci sono ancora le famiglie d’origine (i genitori e i familiari pensionati) a sostenere chi non è in grado di mantenersi da solo, che si tratti di un disoccupato senza reddito o di un precario senza uno stipendio sufficiente. Questo “welfare sommerso” e organizzato in proprio ammortizza il disagio patito dai precari e disoccupati ma sta dilapidando i risparmi di molte famiglie. Finché questa forma di assistenza familiare non sarà esaurita, e ci potrebbero volere anni, la vera “fame” non arriverà.
Si nota una pericolosa assuefazione ad una classe dirigente arrogante che ci fa apparire come regali le cose alle quali avremmo normalmente diritto.
Il problema della mancata reazione del paese si concorda che passi anche da due aspetti fondamentali, l'informazione e i partiti.
L'informazione è monopolizzata da una parte politica e questo fa addormentare moltissime coscienze che si accontentano di affacciarsi al mondo esterno attraverso il televisore e non si affacciano più dalla finestra per vedere il paese reale. La realtà è mediata e quindi deformata e censurata a piacimento. La libera informazione è relegata a pochi programmi TV, che però vengono seguiti da chi gli occhi aperti li ha già, quindi sono ininfluenti. Stesso discorso per la carta stampata.
Da questi punti la discussione ha preso una direzione molto interessante; ci si è focalizzati sul problema dei partiti della sinistra a raccogliere questo immenso serbatoio di gente in difficoltà con i tradizionali mezzi fino ad ora usati oltre anche al fatto che molta gente si sente inequivocabilmente di sinistra ma non si sente rappresentata pienamente da nessuno dei partiti esistenti. Il discorso è applicabile anche alla rappresentanza sindacale dove i sindacati tradizionali perseguono scopi che sempre più di frequente non vengono condivisi dai lavoratori e questo è contrario al motivo stesso della “rappresentanza” sindacale.
Un duplice problema che la sinistra dovrà risolvere con nuove forme di comunicazione e diversi strumenti di “ascolto” della base.
Si sono fatte ad esempio ipotesi per la carta stampata dove si osserva che sono sempre più acquistati i quotidiani di informazione locale perché la gente è più interessata a quello che avviene vicini a casa propria. Da qui la proposta di “localizzare” i quotidiani cioè che ogni quotidiano abbia all'interno le pagine locali al massimo della provincia meglio se del comune magari accordandosi con testate minori già operanti.
Altra ipotesi “rivoluzionaria” è quella di tornare all'antico, ai manifesti, una delle prime forme di comunicazione pubblicitaria e forse per questo più “istintiva”.
Il gruppo lancia l'idea del manifestino per sensibilizzare la gente alle ragioni che devono spingere a votare a sinistra, non per un partito specifico, ma a sinistra. Saranno i partiti a dover “inseguire”, con proposte adeguate, l'elettorato che vuole votare a sinistra.
Questa campagna basata su manifestini dovrà quindi essere autoprodotta stampata e distribuita il più possibile.
L'obbiettivo è svegliare gli elettori sul loro vero referente, la sinistra, che ha come valore fondante proprio le loro istanze.
il coperchio

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Riassunto del 29-04-2011
Per prima cosa si concorda sull'opportunità di richiamare l’opposizione a fare un programma di base comune, definendo anche cosa divida nella sostanza SeL-IdV e PD. Esistono davvero sostanziali differenze oppure ci sono solo “interessi politici” diversi?

Se il partito va da Follini a Cofferati, non sarà troppo lungo il percorso, sperdendo per strada identità e progetti comuni derubricando sopratutto temi e priorità?
Si è anche fatta l'ipotesi se non fosse opportuno come priorità riavvicinarsi al sindacato ma buona parte del gruppo risponde che, per connivenze e sottobanco, la fiducia nel sindacato, sui posti di lavoro, è crollata.
Occorre che il PD svolga una più seria analisi “scientifica” della situazione anche uscendo dagli schemi, creando gruppi d’incontro e organizzando manifestazioni alternative a quelle classiche, oramai inquinate e strumentalizzate da gruppi estranei, infatti analizzando il coinvolgimento della gente nelle varie manifestazioni si nota che molti partecipano se si tengono per problemi precisi e concreti (lavoro,casa, ambiente).
Una proposta sarebbe che la sinistra pratichi un consociativismo trasparente coalizzandosi con chi ha implementato le stesse problematiche nei propri obbiettivi.
E se una spinta per il cambiamento arrivasse dall’esterno, non dalla politica ma dalla cultura ?
Si arriva poi in modo naturale a parlare del problema del coinvolgimento dei giovani che non sono interessati alla politica, in un'età dove gli estremismi e i trascinatori attraggono di più.
Forse è per questo che non partecipano in maniera sufficiente al PD che da loro è visto come troppo moderato. Un altro motivo, purtroppo, della poca partecipazione è anche che siamo diventati talmente tanto consumisti da considerarlo un valore a se e una volta in grado di soddisfare i “nuovi bisogni primari indotti” c'è una sorta di appagamento che allontana dalla politica.
Oppure il problema vero è che i giovani vedono la politica solo come una professione fine a se stessa, come, opinione più o meno comune, appare la politica di un Renzi troppo occupato con la propria carriera.

Altra osservazione è che le sezioni/circoli risultano sempre più deserti. Non sarà perché la ex-sezione viene vista ormai dai più come un fine e non come mezzo (quale era prima) per raggiungere i vari obbiettivi sentiti dagli iscritti? Solo un posto dove si discute senza poi produrre alcun risultato che influenzi le “alte sfere”?
Il dibattito si è quindi focalizzato su come risolvere lo scollamento con la base elettorale del PD, ci si è chiesti se la colpa fosse da imputare solo alla dirigenza o agli strumenti pratici per recepire le istanze della base oramai logori.

Come coinvolgere iscritti ed elettori? Se il Pd non ascolta il paese, i movimenti e le basi giovanili, che si può fare? Se gli strumenti classici (feste unità-primarie-banchetti-porta a porta-circoli locali) non servono più o non sono efficaci a sufficienza, come rimpiazzarli?
Uno strumento potenzialmente “potente” per un'efficace democrazia diretta è il referendum interno al PD previsto dal suo statuto, ma da un approfondimento si è “scoperto” che è rimasto solo sulla carta dalla nascita del PD senza mai renderlo fattibile vista la mancanza di un regolamento che ne indichi praticamente lo svolgimento. E' intenzionale questa mancanza? Non si vuole che la base abbia uno strumento così potente a sua disposizione?
Il dibattito si è poi concluso con l'osservazione in merito ai comuni di sinistra che dopo 40 anni di governi trasparenti, molti sono andati in mano alla destra per frequenti operazioni demagogiche dell’ultimo minuto…come si risponde alla demagogia se “il buon governo” non è sufficiente o abbastanza attrattivo?

Riassunto del 22-04-2011
Dopo un avvio un po stentato il primo appuntamento è partito con il dibattito sul rischio che corrono i referendum soprattutto a livello di comunicazione visto la confusione che hanno creato le abrogazioni annunciate dal governo non sapendo che fine faranno i quesiti furbescamente attaccati.
In tutte le città rappresentate nel gruppo c'è più o meno la stessa situazione con il poco impegno ed entusiasmo dei grandi partiti di sinistra.
Da qui si è naturalmente passati a discutere delle amministrative e la sensazione generale è che in troppe città i rappresentati scelti rischiano di frenare l'entusiasmo di sinistra.
Visto le scelte per le amministrative si è concluso che c'è un problema a livello di classe dirigente dei partiti di sinistra sentendo l'esigenza di una che riesca a creare credibilità, coerenza e correttezza.
Poi parlando di leader in grado di costruirsi un squadra ed essere credibile si è convenuto che Cofferati (insieme anche a Landini ) andava circa bene a tutti anche se carente in capacità comunicativa mentre Renzi ci è sembrato che pensi un po troppo all'effetto e alla carriera.
Alla fine ci si è attardati come al solito in osteria con un po di tarallucci e vino.